Siria. Stallo a Ginevra, si combatte ancora sul campo nel silenzio dei mediaTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Siria. Stallo a Ginevra, si combatte ancora sul campo nel silenzio dei media

A Ginevra ancora non si è raggiunto ancora un accordo e regna lo stallo tra le parti in merito alla guerra civile in Siria. I negoziati si sono arenati nelle ultime ore e in Siria si continua a combattere furiosamente tra Aleppo e Homs.

Niente da fare ai media la Siria non interessa più. Interessava quando si ventilava il rischio dell’attacco della Nato a seguito del presunto attacco chimico di Ghouta il 21 agosto, poi scopertosi essere stato realizzato probabilmente dall’opposizione siriana dei jihadisti e non dall’esercito di Assad. Poco importa però, ci si è trovati a Ginevra per parlare di pace e di soluzioni a un conflitto che ha già provocato quasi 140.000 morti e continua a mietere vittime innocenti. Domenica si pensava che il governo di Damasco e l’opposizione potessero trovare un accordo per l’evacuazione di donne e bambini da Homs, una delle città più colpite dalla guerra, ma oggi da Ginevra è arrivata la notizia che le due parti non sono riuscite a mettersi d’accordo. I colloqui di pace ricominceranno a Ginevra nelle prossime ore e dovrebbero continuare ad affrontare il tema della transizione. Intanto mentre le schermaglie diplomatiche vanno avanti, si combatte ancora sul campo. Ad Aleppo gli elicotteri dell’esercito hanno colpito il quartiere orientale di Maadi, anche se il numero delle vittime non è ancora noto.

D’altro canto è difficile che a Ginevra si trovi una quadra in quanto mancano al tavolo delle trattative l’Iran, e mancano soprattutto i guerriglieri jihadisti, quelli foraggiati da Arabia Saudita, Qatar e altri paesi, che continuano de facto, quotidianamente, la loro guerra civile. Abbiamo già parlato della frammentazione dell’opposizione siriana, divisasi ormai tra laici ed estremisti, con questi ultimi che avrebbero preso il sopravvento. Sono avvenuti anche scontri sanguinari tra jihadisti e moderati, terminati con centinaia di morti, fatto questo che testimonia l’anarchia sostanziale che regna ormai nelle zone rurali della Siria. Assad viceversa ha il controllo di tutti i principali centri urbani, della costa e del vasto confine con l’Iraq, e inoltre oltre agli alawiti ha visto diversi settori della società stringersi intorno alla sua figura per paura delle rappresaglie degli estremisti islamici, pronti a costruire un Califfato in Siria e a imporre la Sharia. Anche per questi motivi proporre una transizione che vada oltre Assad non sembra una soluzione praticabile dal momento che nella Siria distrutta e sanguinante, Damasco rappresenta una delle ultime strutture rimaste in piedi.

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