Siria. Tra massacri e attentati le Nazioni Unite cercano di fare chiarezza | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
domenica , 26 marzo 2017
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Siria. Tra massacri e attentati le Nazioni Unite cercano di fare chiarezza

Osservatori delle Nazioni Unite starebbero cercando di avvicinarsi a Tremseh, il villaggio teatro del terribile eccidio di 227 civili avvenuto ieri. Non si capisce ancora che cosa sia accaduto e la colpa non sembra essere solo di Damasco. Intanto continuano a verificarsi attentati kamikaze in diverse località che causano morte e panico tra la popolazione civile. L’esercito siriano comunque è ben organizzato e sembra avere sempre in mano l’iniziativa.

Dopo il terribile massacro di ieri a Tremseh, dove hanno trovato la morte circa 227 civili, oggi gli osservatori delle Nazioni Unite  hanno lasciato il loro quartier generale a Damasco per cercare di raggiungere il villaggio. Tremseh si trova a pochi chilometri da Hama, altro luogo simbolo della rivolta contro Assad. Il capo della missione di monitoraggio dell’Onu ha detto ai giornalisti a Damasco che un gruppo di osservatori a circa cinque chilometri da Tremseh ha confermato l’uso di armi pesanti ed elicotteri del governo nell’attacco.  Resta però da capire le modalità del massacro, ancor più che secondo le ultime fonti i 227 cadaveri non sarebbero affatto tutti civili, anzi, sarebbero per la maggior parte militari. Chi avrebbe dunque ucciso i militari? Secondo le prime ipotesi gruppi di ribelli potrebbero aver occupato i quartieri residenziali di Tremseh cominciando a sparare sulle forze governative, che sarebbero poi intervenute in massa poco dopo. Non sarebbero quindi aliene da colpe anche le armate ribelli, ma fin quando non ci saranno notizie più dettagliate sarà impossibile cercare di effettuare ricostruzioni attendibili. In passato però i ribelli sono stati smascherati per aver organizzato a tavolino diversi massacri da addossare poi alle truppe di Assad, per questo ormai diventa difficile prendere per buone le informazioni che vengono fatte circolare sulle presunte stragi. Intanto però continua anche la follia dei kamikaze, che continuano a farsi esplodere seminando il panico. Ieri un attentatore suicida si è fatto esplodere in Siria con una bomba a bordo di un furgone a Muhrada,  la città grande più vicina a Tremseh, uccidendo tre civili e un agente di sicurezza. Lo ha riferito l’agenzia di stampa di Stato siriana Sana, precisando che tra le vittime ci sarebbero due donne e un bambino. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, che conferma il bilancio delle vittime, la bomba aveva come obiettivo il quartier generale locale della sicurezza militare. L’ordigno sul camion era stato coperto con cipolle.  Gli attacchi a edifici sedi dei servizi di sicurezza sono diventati frequenti negli ultimi tempi, al punto che dall’inizio della guerra Damasco ha denunciato la morte di oltre 4.000 agenti. Qualora questa cifra dovesse essere confermata sarebbe un bel colpo per i media occidentali che hanno accusato solo Assad di portare avanti la violenza contro cittadini indifesi. Si potrebbe finalmente parlare invece di una guerra civile, peraltro ampiamente fomentata dalle ingerenze esterne di paesi come Israele, Stati Uniti, Qatar, Turchia e Arabia Saudita. Manca quindi ormai poco all’intervento militare delle Nazioni Unite? Possibile, anche se Ankara e Washington sono perfettamente a conoscenza dell’efficacia dell’esercito siriano, ben armato e soprattutto fedelissimo al governo di Damasco, al punto da conservare costantemente l’iniziativa negli ultimi dodici mesi di guerra civile. Sconfiggere velocemente la Siria come la Libia di Gheddafi, potrebbe essere molto più complesso del previsto.

 

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