Siria. Un altro punto di vistaTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Siria. Un altro punto di vista

Siria. Un altro punto di vista

 

Mentre tutti i quotidiani internazionali aprono preoccupati per il supporto che la Russia starebbe dando ad Assad in Siria, Mosca ribadisce di non fare nulla nell’ombra dato che Damasco è un alleato di vecchia data e la Russia ha una base navale a Tartous. Ancora una volta di fronte all’atteggiamento isterico e ipocrita dell’Occidente emerge con nettezza il #DoubleStandard utilizzato dagli americani in ogni politica estera . 

Per Double Standard si intende comunemente l’utilizzare due pesi e due misure; a seconda che si giudichi se stessi o qualcun altro che fa esattamente le stesse cose il giudizio può cambiare radicalmente da positivo a negativo, e questo gli americani lo sanno molto bene dato che utilizzano questa tattica in modo pervasivo ed efficace da diversi decenni. In sostanza gli Stati Uniti si sentono in diritto di poter dire o fare certe cose che, al contrario, vengono negati ad altri attori internazionali. Gli Stati Uniti in sostanza possono decidere di bombardare questo o quel paese e al massimo ci sarà semplicemente qualcuno che dirà sottovoce di non essere d’accordo, ma nessuno arriverà a fare minacce agli Usa. Se non ci credete prendete l’Afghanistan o l’Iraq dove gli Stati Uniti sono andati a fare la loro guerra impunemente, senza che nessuno osasse contrastarli. Oggi questo doppio standard viene utilizzato soprattutto nei confronti della Russia, diventata un pò il nuovo spauracchio per l’amministrazione Usa soprattutto perchè con Putin ha preso il “brutto” vizio di non assecondare sempre e comunque la Casa Bianca. Così in Ucraina secondo i cantori dell’Occidente c’è stata una rivoluzione di popolo contro il tiranno e la Russia ha invaso, mentre secondo altri si sarebbe assistito a un vero e proprio golpe delle forze nazionaliste di estrema destra che ha impoverito il paese e lo ha trascinato in una sanguinosa guerra civile. Ipocrisia insomma dato che il “Maidan” veniva preparato da diverso tempo da parte dell’amministrazione Usa, che ha appoggiato e finanziato gruppi apertamente neonazisti senza colpo ferire.

In Siria si ripete lo stesso identico scenario con la Russia che, alla luce del sole, sta inviando aiuti militari a Damasco in quanto alleata di vecchia data con il presidente Bashar al-Assad, uno di quei personaggi che l’Occidente ha deciso di eliminare a qualsiasi costo come Milosevic, Saddam e Gheddafi. Insomma la Russia ottemperando ad accordi fatti alla luce del sole invia le forniture militari a Damasco mentre l’Occidente reagisce istericamente, quasi irritato che finalmente qualcuno faccia qualcosa di fattivo contro lo Stato Islamico. In oltre un anno infatti la coalizione a guida Usa contro l’Isis che obiettivi ha conseguito? L’unico obiettivo sembra essere quello di aver indebolito il governo di Assad e ora che Damasco riceve aiuti per proteggersi dagli attacchi terroristici ecco che l’Occidente si indigna. Appare evidente che a Mosca non vogliano che in Siria si ripresenti uno scenario alla “libica”, dove dopo il linciaggio di Gheddafi il paese è finito ostaggio di varie bande tribali e a tutt’oggi si trova diviso tra tre governi diversi. Evidentemente gli americani nel contesto di anarchia riescono comunque a far fruttare i propri affari, quello di cui hanno paura sono presidenti che coerentemente decidono di opporsi ai loro disegni, e infatti chiunque non accetti la tutela americana diventa una potenziale “canaglia”.

Gracchus babeuf

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