Siria. Una nuova vita per #PalmiraTribuno del Popolo
martedì , 24 gennaio 2017
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Siria. Una nuova vita per #Palmira

A ormai diverse settimane dalla liberazione dell’antica città di Palmira da parte dell’esercito siriano con l’aiuto delle forze aeree russe, il sito archeologico è tornato a nuova vita. Eppure l’Occidente al posto che essere felice per la riconquista dello straordinario sito sembra quasi far finta di nulla…

Vedere le vestigia di una antica civiltà come quelle di Palmira alla mercè di terroristi senza scrupoli ha fatto stringere il cuore a molti, soprattutto a chi vive sulle sponde del Mediterraneo ed è abituato a vivere circondato dalle meraviglie del passato.  In tanti hanno in modo retorico lanciato appelli per la liberazione di Palmira, fingendo persino di indignarsi di fronte all’inazione della comunità internazionale. Eppure i ribelli “moderati” non hanno liberato Palmira, la coalizione a guida americana anti-Isis non ci ha nemmeno provato e non mosse nemmeno un dito per provare ad arrestare la campagna con cui il Calliffato conquistò il sito archeologico. Palmira è stata liberata dalle truppe di Assad, quelle che secondo l’amministrazione americana per intenderci “aiutano l’Isis”, ma che nella realtà sono anche le uniche forze che lo combattono sul terreno assieme ai curdi e ad Hezbollah.

Si è tratta di una vittoria estremamente simbolica in quanto russi e siriani sono riusciti a salvare forse uno dei siti archeologici più preziosi al mondo dalla brama dei terroristi islamici del Daesh che peraltro hanno venduto migliaia di manufatti antichi per finanziare la loro guerra senza che nessuno, in Occidente, abbia mosso un dito per risolvere il problema. Fosse per Washington e Ue, ma anche per Ankara, Daesh si troverebbe ancora a Palmira, alla faccia dei proclami battaglieri contro lo Stato Islamico. Così sembra quasi che americani, turchi ed europei abbiano storto il naso in una smorfia di disappunto appena abbozzato alla notizia della liberazione di Palmira da parte delle truppe siro-russe. Strano dato che avrebbero dovuto esultare e magari anche complimentarsi con Mosca, non trovate?

In modo grottesco anzi non appena la città è stata liberata alcuni giornali hanno persino attaccato la Russia. Lo ha fatto Le Nouvel Observateur in Francia, citando un appello di un non meglio specificato gruppo di archeologici rispettati che avrebbe chiesto all’UNESCO di non lasciare Palmira nelle mani dei russi e di non permettere agli archeologi russi di avere il diritto di restaurare il sito in modo autonomo. Avete capito bene si tratta di un gruppo di archeologi che ritiene che siano i russi il pericolo per i beni archeologici siriani! Secondo loro essendo Palmira un sito UNESCO spetterebbe al mondo intero e alla comunità internazionale occuparsi della ricostruzione. Peccato che se non fosse stato per l’intervento russo oggi le bandiere nere del Califfato garrirebbero ancora al vento nel centro di Palmira.

Non solo, Mosca non ha mai dichiarato di voler provvedere da sola alla ricostruzione di Palmira, anche perchè come ha fatto notare Sputnik dal 7 al 17 aprile avrebbe lavorato a Palmira un team di archeologi polacchi dell’Università di Varsavia, la cui protezione è stata assicurata proprio dai terribili soldati russi e siriani. Tali gruppi che oggi accusano la Russia inoltre rimasero incredibilmente a lungo in silenzio di fronte allo scempio dei beni archeologici operato dai ribelli che per finanziarsi hanno venduto migliaia di manufatti nel mercato nero.

Tribuno del Popolo

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