Socialismo 2.0. Come vincere a sinistra nel XXI secolo? | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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Socialismo 2.0. Come vincere a sinistra nel XXI secolo?

Ormai la parola “socialismo” è diventata quasi  sinonimo di qualcosa di fantastico, di irreale, di perdente. Questo è avvenuto nel corso degli anni a causa della propaganda ma non è possibile rassegnarsi, semmai si dovrebbe discutere di come invertire la tendenza. Ecco una serie di appunti pratici, spunti alla riflessione per favorire la ricomposizione di un fronte politico di sinistra, socialista, comunista, in grado di ridare dignità al passato e al presente per tornare a immaginare un futuro. 

L’aver interiorizzato la tendenza a considerare il socialismo fallimentare è stata forse la principale vittoria delle forze che nel corso del XX secolo si sono fieramente opposte all’espansione delle idee marxiste in Europa e nel mondo. Le classi dirigenti messe di fronte al fallimento pratico dei sistemi socialisti sul finire del Novecento hanno finito per accettare non già il fallimento di Stati e governi contemporanei ma il fallimento di un’idea nel suo complesso, e in questo ha sicuramente pesato il massiccio bombardamento mediatico utilizzato per modificare la percezione popolare nel corso del tempo dell’idea stessa di socialismo. Oggi i termini socialismo e comunismo sembrano quasi evocare scenari fantastici, lontani, oramai ingrigiti e inapplicabili al mondo di oggi, ma questo avviene non come risultato di una analisi critica ma come passiva adesione a un modello imposto dai media.

Al fine di invertire la tendenza quindi bisognerebbe interrogarsi a fondo sui motivi di questo scollamento in modo così da pianificare delle mosse adeguate. Tutto questo non è stato fatto finora in quanto si è limitato a evocare una appartenenza a un vago concetto di “sinistra” divenuto però monco per via della separazione avvenuto sul finire del XX secolo dal passato. Senza capire che le classi dirigenti che nel 1989-1991 hanno guidato la dissoluzione del socialismo reale in Europa e nel mondo sono ancora quelle che in modi diversi tengono in ostaggio il concetto stesso di sinistra ogni tentativo di ricostruire un partito di sinistra in Italia o in altre parti del mondo sarà destinato a fallire. Continuare a discutere di sinistra in questo contesto, all’interno di partiti e movimenti che sono ancora largamente controllati proprio da quelle classi dirigenti e da quei sistemi di amicizie, significa condannarsi volontariamente alla marginalità politica e sociale.

E quindi? Quindi bisognerebbe riavvolgere il nastro all’indietro e decidere l’avvento finalmente di un Anno Zero, un momento catartico con cui finalmente il popolo, e non  i singoli cenacoli di intellettuali scollegati dalla realtà, riesca a togliersi di dosso le catene di marginalità costruendo perlomeno dal basso un senso di appartenenza. In questo senso occorre armarsi di ago e filo per unire insieme le diverse realtà atomizzate dalla crisi e ricostruire una appartenenza e identità di classe che porti a contrapporre al bieco individualismo la cooperazione. Ma per rendersi credibili in questo lavoro di cesello bisogna essere coerenti, e senza quindi una forte sicurezza di se, nel proprio progetto politico, nella propria visione della storia e del proprio passato il rischio sarebbe solo quello di riproporre l’ennesimo contenitore elettorale destinato a morire di consunzione. Allo stesso modo però anche affidarsi unicamente ad aneliti identitari rappresenterebbe un rischio speculare in quanto si rischierebbe di costringere ottime idee a rimanere relegate nello steccato vetusto della storia.

A nostro giudizio è dunque questo il ciclopico incarico storico dei comunisti e dei socialisti del XXI secolo, ovvero usare ago e filo per saldare il passato con il presente, non rinunciando alla nostra visione della storia ma anzi avendo il coraggio di rilanciarla mettendo in risalto le immani contraddizioni della narrazione dominante. A oggi nessuno ha avuto il coraggio di impugnare quella stessa storia utilizzata per demolire l’idea stessa di socialismo a mò di clava per smentire con l’evidenza e non la propaganda l’inesattezza delle accuse che sono state trasformate in verità di comodo da un sistema di media goebbelsiano nel modo con cui ha ripetuto bugie a spron battuto. Certo più facile a dirsi che a farsi, giustamente i lettori di sinistra sono ormai adusi alla lettura di analisi di questo tipo che vengono fatte senza soluzione di continuità da almeno vent’anni, ma almeno iniziare a ragionare su alcuni aspetti specifici potrebbe essere un punto di partenza per la costruzione di una nuova narrazione comune capace di sfidare il XXI secolo e di riportare d’attualità il marxismo.

I socialisti e i comunisti del XXI secolo che non vogliono rinunciare alla rappresentanza politica dunque dovranno lavorare non più all’interno di classi dirigenti ormai decotte e inesistenti ma all’interno del popolo, e questo, beninteso, non significa rinunciare alla forma partitica bensì porre le premesse per costruirne uno realmente popolare. Un partito, un movimento, che dovrebbe avere come rappresentanti le idee e non le persone, e soprattutto che riesca ad attualizzare l’ideologia socialista rendendola appetibile alle nuove generazioni in un momento storico di cesura in cui il capitalismo comincia a mostrare il suo vero volto alle classi popolari.

Tribuno del Popolo

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