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domenica , 28 maggio 2017
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Europa. Una alternativa Mediterranea, Perchè no?

L’Europa non ci sembra una costruzione eterna, il problema è che le critiche contro questo genere di Europa sono state lasciate a completa disposizione dell’estrema destra nazionalista, evidenziando così un vero e proprio “vulnus” della cosiddetta sinistra. E quindi perchè non prefigurare una possibile strategia di uscita in grado di rappresentare una via alternativa tanto al ritorno degli “stati-nazione” di Le Pen e Salvini, quanto all’Europa neoliberista e filo-nordeuropea attuale?. 

In tanti si lamentano di questa Europa ma sostanzialmente la accettano in quanto i media, gli opinion leaders, gli intellettuali e quant’altro hanno ormai fatto introiettare agli europei che non esistano alternative a questa unione monetaria. In tanti pensano che non esista alternativa a questa Unione Europea, e il dato di fatto è che la critica dell’Ue è ormai stata abbandonata all’estrema destra che propone in alternativa al progetto europeo un ritorno allo status quo ante, ovvero all’Europa degli stati-nazione, dei controlli al confine e delle monete nazionali. In questi tempi difficili e polarizzati non esistono dunque vie di mezzo, l’Europa sembra sempre più essere un pacchetto da accettare o rifiutare in toto e non vi è spazio per le vie intermedie o di buonsenso.

Siamo di fronte a due estremismi, quello filoeuropeo a tutti i costi che pensa ormai all’Ue come un qualcosa di irreversibile nonostante l’austerity sembri essere una componente fondamentale dell’Ue e non qualcosa di passeggero, e quello anti-europeo di matrice lepeniana che si trincera dietro il nazionalismo e il richiamo della tradizione. Appiattirsi entro queste posizioni non consente di intravedere possibili alternative in quanto l’ egemonia mediatica viene catalizzata dalle èlites dei rispettivi schieramenti contrapposti. Una soluzione, o meglio sarebbe dire suggestione, potrebbe essere quella di armarsi di un nuovo progetto forte che potrebbe rappresentare una “terza via” se non altro dal punto di vista politico-ideologico.

Partendo dal presupposto che il progetto europeo sarebbe anche stato apprezzabile non fosse stato viziato costituzionalmente dal predominio dei potentati economici sulla politica dei singoli paesi membri, e che si trovi quindi a un punto di non ritorno risultando irriformabile dall’interno (basti pensare al tentativo fallito di Tsipras in Grecia di rinegoziare il debito), bisognerebbe guardare al futuro ed elaborare una exit strategy che potrebbe anche consentire di emendarsi dal giogo del predominio economico nordeuropeo. Il Mediterraneo rappresenta infatti una parte del mondo assolutamente unica sia dal punto di vista climatico che da quello culturale, un vero e proprio “unicum” che però oggi si trova in bilico a causa delle crisi belliche, della crisi economica e delle migrazioni di massa da esse derivanti.

In questo contesto paesi come Italia e Grecia si trovano nella congiuntura di perdere benessere e diritti senza però minimamente valorizzare le proprie risorse culturali, umane e geografiche. Da sole, solo per fare un esempio, Italia e Grecia rappresentano una porzione incredibile della percentuale globale di beni culturali, eppure entrambi i paesi non sono nella condizione di progettare il proprio futuro in vista del proprio benessere, in quanto regole economiche e finanziarie draconiane decise a Bruxelles lo impediscono. Tutto questo però non è irreversibile, basterebbe cominciare a lavorare coerentemente a un nuovo immaginario capace di guardare al futuro e alla valorizzazione dei tesori comuni che l’Italia condivide con il Mediterraneo, magari proponendo e costruendo un modello di sviluppo più affine alla nostra storia recente. Si potrebbe così capire che esiste una luce oltre l’austrity e che la perdita di diritti sociali può anche essere arrestata, ma solo se si saprà costruire sapientemente un modello alternativo, altrimenti il rischio sarebbe solo di sprofondare nell’anarchia.

Gb

Tribuno del Popolo

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