Socialismo o barbarie. In attesa della fine della "restaurazione"Tribuno del Popolo
mercoledì , 20 settembre 2017
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Socialismo o barbarie. In attesa della fine della “restaurazione”

Ci troviamo oggi in un’era paragonabile, per certi versi, a una sorta di moderna “restaurazione”? Lo sfruttamento da parte del 5% del pianeta del restante 95% durerà in eterno?

La crisi ha turbato i sonni di milioni di persone negli ultimi tre o quattro anni, al punto che in molti non pensano più che il capitalismo sia connaturato alla natura umana. Insomma il capitalismo non è naturale, prima o poi imploderà lasciando spazio a una nuova organizzazione della società, proprio come è successo al feudalesimo e all’Impero Romano prima di lui. La fine del comunismo, o meglio, la fine del socialismo reale è stato erroneamente interpretato da politologi filoamericani come “la fine della storia”. Nulla di più sbagliato. Nemmeno vent’anni dopo vediamo che il capitalismo, nella sua deriva neoliberista, si trova in ginocchio; o forse no. Forse si trova nel suo stadio massimo, quello dove milioni e milioni di persone vengono sfruttate da oligarchie affamate che riescono persino a non far accorgere costoro dello sfruttamento che patiscono dando loro l’illusione di una non meglio specificata libertà.

Secondo il celebre ecologo statunitense Jeremy Rifkin, sono appena 366 le persone che detengono il 40% della ricchezza del pianeta, Ma gli sfruttati, che sono miliardi, sono dispersi e divisi, per adoperare una celebre endiadi ottocentesca. Ciò dipende, come s’è detto, da vari fattori: geografici, culturali, religiosi, razziali ecc. ma anche, e non di meno, dal ritorno in grande stile su scala mondiale di dipendenze ti dipo schiavile. I potenti sono coesi e internazionalisti, fanno fronte, attraverso i governi cosiddetti “democratici”, che sono al loro servizio, contro ogni emergenza; gli altri non hanno più nè collegamento internazionale, nè partito, nè prospettiva“, queste le illuminanti parole scelte da Luciano Canfora nel suo lavoro “Critica della Retorica Democratica”, un testo che andrebbe diffuso in modo capillare e su cui bisognerebbe riflettere in modo approfondito e per nulla superficiale. Mi soffermerei sul riferimento di Canfora al fatto che coloro che detengono il potere e la ricchezza mondiale riescono a fare “cartello” percependosi immediatamente come dalla stessa parte della barricata. Gli altri, gli sfruttati, fino a vent’anni fa avevano anche loro uno schieramento che propugnava la costruzione di un mondo proprio su misura dei loro bisogni. Tale sistema è fallito ed è quindi venuto meno completamente il collante che chiameremo “di classe”, lasciando una società atomizzata, in balìa dei valori dell’avversario. Peccato che sia interesse di questo sistema far percepire come l’unico sistema possibile quello esistente, un capolavoro filosofico portato a termine grazie a un complesso di media, traditori, menzogne che non ha mai avuto precedenti nella storia. Continuando la nostra riflessione non ci resta che, ancora una volta, citare il pensiero di Canfora secondo cui  ci troviamo oggi in una sorta di “restaurazione” moderna successiva al crollo del socialismo reale, identificato per sommi capi come l’ultima “rivoluzione” moderna. Una volta terminata la restaurazione ci sarà una nuova ondata rivoluzionaria? Spartaco quando sfidò il dominio di Roma finì crocifisso, ma nemmeno cinque secoli dopo il sistema contro cui prese le armi crollò. Non vedete qualche analogia con l’oggi sperando di non dover attendere ancora cinque secoli?

Gracchus Babeuf

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