"Socialismo o barbarie". L'inconsistenza della "Terza via"Tribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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“Socialismo o barbarie”. L’inconsistenza della “Terza via”

E’ tempo di bilanci, il XX secolo è stato il secolo delle guerre mondiali, ma anche delle grandi scoperte scientifiche, della proposta di un’alternativa al capitalismo e anche il fallimento di quell’alternativa. 

Dal momento che non si può parlare di una ideologia indipendente, elaborata dalle stesse masse operaie nel corso del loro movimento, la questione si può porre solamente così: o ideologia borghese o ideologia socialista. Non c’è via di mezzo (poiché l’umanità non ha creato una «terza» ideologia e, d’altronde, in una società dilaniata dagli antagonismi di classe, non potrebbe mai esistere una ideologia al di fuori o al di sopra delle classi). Perciò ogni diminuzione dell’ideologia socialista, ogni allontanamento da essa implica necessariamente un rafforzamento dell’ideologia borghese.

(Vladimir Lenin, dal “Che Fare?”)

Queste parole scritte nella storia da Vladimir Lenin, il più grande rivoluzionario del XX secolo e forse di sempre, possono sembrare se lette al giorno d’oggi troppo estreme, troppo radicali. Eppure oggi, nel 2014, ci troviamo in un mondo che ha visto il trionfo del capitalismo e la sconfitta pressochè totale, almeno in Occidente, dell’ “ideologia socialista”. Abbiamo dunque assistito, almeno all’apparenza, al trionfo di una terza via, una via che almeno apparentemente doveva unire il capitalismo al socialismo. E infatti per tutto il corso del Secondo Dopoguerra si è assistito, per ceri versi, a qualcosa di simile dal momento che il capitalismo, raccogliendo la sfida di un modello alternativo (quello incarnato nel bene e nel male dall’Urss), copiò alcuni degli aspetti del socialismo, vedi il welfare State, maggiori diritti dei lavoratori etc. Con il crollo del sistema antagonista e alternativo, il capitalismo non ha più avuto bisogno degli aspetti che aveva copiato, e ha cominciato a disfarsene, massimizzando il proprio tornaconto. Tutto questo per dire che cosa? Che forse il buon vecchio Lenin aveva colto, dopotutto, l’essenza del problema. Dal momento che la storia dell’uomo è anche la storia delle lotte delle classi sociali, appare evidente che il mondo viene organizzato dalle classi che di volta in volta si affermano e possono plasmare le regole del gioco. Nessuno potrebbe negare che, dall’età della pietra a oggi, la storia dell’uomo è, essenzialmente, anche la storia delle sue elites. Le cose hanno cominciato a cambiare proprio nel XX secolo, e grazie alla Rivoluzione di cui Lenin fu l’autore, hanno cominciato per la prima volta della storia a portare personaggi umili e appartenenti alle classi “escluse dalla storia” nei centri del potere. Tutto questo è avvenuto per l’avvento di una ideologia, quella comunista, che ha saputo organizzare le classi subalterne in vista di un orizzonte comune che, proprio mediante l’organizzazione, diventava non tanto un obiettivo lontano, quanto un orizzonte effettivamente e concretamente raggiungibile. Il fallimento brutale di quell’esperimento, certo non in tutto il mondo ma almeno in Occidente, ha portato, de facto, a una “restaurazione” che sta cancellando tutti i risultati colti dalle classi subalterne nel corso dell’ultimo secolo. La “terza via” tanto invocata tra capitalismo e socialismo ha dunque fallito in modo clamoroso e forse, come disse lo stesso Lenin, ha insita nella sua stessa essenza il proprio fallimento dal momento che se le classi sociali che plasmano il mondo rimangono le stesse, ogni “terza via” sarà solamente uno specchio per le allodole. Lo dimostra infatti il fatto che le conquiste indirette del socialismo, ovvero quei diritti che il capitalismo ha concesso solo per paura dell’Unione Sovietica, che era una potenza militare, si sono sgretolate subito non appena le classi dominanti hanno capito che non avrebbero pagato alcun prezzo. Forse, quindi, chi vuole cambiare davvero il mondo, avrebbe ancora molto da imparare dai rivoluzionari del passato, gli unici finora che il mondo lo hanno cambiato davvero.

Gracchus Babeuf

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/jbuhler/38912445/”>jbuhler</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a>

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