Socialismo o barbarie, questa volta per la Sinistra è l'ultima chiamataTribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
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Socialismo o barbarie, questa volta per la Sinistra è l’ultima chiamata

Socialismo o barbarie, questa volta per la Sinistra è l’ultima chiamata

Una situazione economica e sociale drammatica accompagna l’Italia verso il 2014 mentre la protesta sociale divampa in modo preoccupante. Le proteste dei cosiddetti “forconi”, i dati drammatici della disoccupazione e del disagio, l’antipolitica disarmante, creano uno scenario cui la sinistra può e deve opporre la scelta del socialismo.

Socialismo o barbarie“, sembra solo uno spot lontano che riecheggia nelle nubi del tempo, e invece può tranquillamente essere uno slogan valido anche per questi nostri tempi turbolenti. L’Italia è un paese profondamente mutato rispetto a vent’anni fa, ma anche rispetto solo a cinque anni fa, è mutato tanto più velocemente quanto più velocemente l’egemonia culturale berlusconiana prima, e i diktat dell’Ue poi, si sono imposti nella nostra vita quotidiana. Si potrebbe per certi versi sostenere che la vittoria culturale del berlusconismo abbia svuotato la cosiddetta sinistra post-ideologica della sua funzione sociale, costringendo i suoi vertici ad accettare sostanzialmente il campo dell’avversario,un campo in cui gli originali sono ovviamente i migliori. Tutto questo si intende è stato ampiamente detto e ridetto negli ambienti della sinistra, e quindi non aggiunge nulla alla discussione. Quello che invece finora la discussione politica ha eluso, o ha voluto farlo, è che la situazione dell’Italia è assai diversa rispetto a vent’anni fa, quando erroneamente si pensava di dover gestire un benessere che si supponeva probabilmente dovesse protrarsi in eterno, o quasi.

La recente protesta dei forconi, che ha colpito molti da Nord a Sud fermando letteralmente una grande città come Torino per una settimana ci mostra che esistono pezzi di società esasperati e disposti a seguire delle proteste pur di far sentire la loro voce. Queste persone sono scese in piazza non chiedendo una politica migliore, ma la resa della politica, di conseguenza si sono fatti latori di un messaggio preoccupante per le istituzioni del Paese, peraltro già ampiamente compromesse dopo oltre vent’anni di berlusconismo. Il rischio è quello di chiedere una risposta che appunto aggiri le regole, costituendo così un preoccupante precedente. Il vento dei populismi del resto spira forte in tutta Europa, avanzando parallelamente al fallimento dell’integrazione europea. La rabbia nei confronti di una Ue vista sempre più come distante e rapace rischia infatti di far cadere su se stesso l’intera impalcatura europea, con risultati ancora imprevedibili. Fare leva sui temi della sovranità e del nazionalismo diventa quasi il contraltare alle politiche di austerity che vengono imposte dalla Troika ai singoli paesi, un modo di raccattare voti di sicuro impatto ma irresponsabile in quanto rischia di far saltare le regole condivise di rispetto comune, facendo piombare i paesi nel caos. Inoltre la risposta dell’estrema destra, ovvero quella di un ritorno agli stati-nazione pre-Ue, non è di certo una soluzione anticapitalistica, anzi. La protesta di destra all’Europa è una protesta tutta interna al sistema, non mette in discussione il sistema economico che invece è corresponsabile di questo sfacelo. Questo è uno dei motivi per cui bisogna rilanciare con forza la soluzione di sinistra alla crisi, bisogna proporre con orgoglio e tenacia la soluzione del socialismo da opporsi a quella delle barbarie del capitalismo. Sia che si continui con l’Ue e con il massacro sociale di migliaia di persone, sia se si cedesse ai populismo affidandosi a nuovi regimi autoritari e nazionalisti insomma, non si riuscirebbe a sottrarsi all’avanzata delle barbarie. Solo rilanciando la necessità della costruzione di una società socialista, che metta in discussione cioè il funzionamento stesso del capitalismo, si potrà riuscire a salvare l’Europa dai cupi riflessi neri che albergano nella sua pancia.

Di conseguenza le sinistre europee dovrebbero operare una scelta netta, decidendo di non accettare come mappa politica quella imposta dal neoliberismo, ma di sfidare il capitalismo dal punto di vista sistemico. Solo recuperando con orgoglio i tratti distintivi della Sinistra, avendo cioè il coraggio di collegare i diritti alla giustizia sociale, si potrà scardinare l’egemonia esercitata dal neoliberismo e dalla destra in Europa e in Occidente; e per farlo c’è bisogno appunto di partiti realmente di sinistra e realmente interessati e recuperare e modernizzare concetti che sono purtroppo per noi tutti stati espunti dai tavoli della politica.

Gracchus Babeuf

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