Socialismo o barbarie. Tertium non daturTribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
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Socialismo o barbarie. Tertium non datur

I recenti fatti di Parigi ci inducono ad affrontare una profonda riflessione sulla direzione che sembra aver imboccato il nostro mondo. Tra attentati dell’estremismo islamico, bombe intelligenti e destabilizzazioni sembra che il vecchio slogan “Socialismo o barbarie” non sia mai stato così attuale.

Quando abbiamo visto innocenti cadere sotto le scariche di mitra dei jihadisti a Parigi, inevitabilmente la nostra mente è corsa in avanti, sgomenta, assaporando possibili scenari futuri che non preannunciano nulla di buono. La tentazione dello scontro di civiltà infatti viene ingigantita dalla decadenza del nostro sistema economico e politico, un sistema che non ci siamo peraltro mai stancati di criticare in quanto un sistema che non fa che aumentare le ingiustizie in modo esponenziale, concentrando la ricchezza nelle mani di pochi e smantellando progressivamente conquiste del secolo scorso come lo stato sociale. Una società solida affronta sicuramente con maggiore serenità la sfida del terrorismo, al contrario una società corrotta, divisa, sempre più individualista e atomizzata rischia di reagire in modo scomposto, magari lasciandosi sedurre dalle sirene dello scontro di civiltà e dalla tentazione di tornare a schemi medievali di contrapposizione religiosa.

Anche lasciando perdere il fatto che lo Stato Islamico, come recentemente ricordato da Vladimir Putin, riceve appoggio e finanziamenti da diversi paesi del G20, appare evidente che la situazione attuale in cui siamo finiti è figlia di decenni di scelte sbagliate in Medio Oriente, scelte scellerate cominciate dagli Stati Uniti in Afghanistan negli anni Ottanta (quando i talebani vennero armati contro i sovietici), e portate avanti in modo ancora più scellerato con Bush Senior e Junior in Iraq e Afghanistan, e poi da Obama, Sarkozy e dalla Nato nel complesso in Libia e Siria con le cosiddette Primavere Arabe. Insomma la destabilizzazione selettiva, consistente nell’intervenire per tutelare i propri interessi in alcuni paesi e in altri no, ha fatto molti danni, e l’Isis come una forza evocata da apprendisti stregoni rischia di divenire incontrollabile.

Da qui la necessità di elaborare una proposta seria che superi la contingenza immediata dell’emergenza e della paura del terrorismo per proporre un modello di sviluppo alternativo in grado di condurci lontano dalla guerra di civiltà e dalla guerra globale. In questo senso solamente un cambiamento totale di pensiero da parte della politica potrebbe condurre verso lidi più sereni, solamente un sistema socialista potrebbe armonizzare la crescita globale e scongiurare rivalità che ci condurrerebbero verso il totale annientamento dell’umanità. Anche perchè se non ci fosse l’Isis il mondo sarebbe comunque sull’orlo dell’abisso per via della povertà crescente, della vendita incontrollabile di armi, della volontà di potenza degli Stati Uniti che non sono disposti a concedere ai Brics di diventare la futura potenza economica del XXI secolo. Per questo l’opzione che ha l’umanità è la stessa di un secolo fa: “Socialismo o Barbarie”. E la sensazione è che l’umanità abbia deciso di imboccare la seconda.

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