Solo un bluff l'apertura di Obama a CubaTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Solo un bluff l’apertura di Obama a Cuba

La notizia del giorno è l’apertura di Obama a Cuba che ha fatto seguito alla liberazione reciproca di prigionieri. Ma nel suo discorso Obama, nonostante apra alla rimozione dell’embargo e annunci la riapertura dell’ambasciata americana a L’Avana,  fa capire che non c’è alcun pentimento per l’embargo e le misure di aggressione perpetrate nel corso dei decenni all’isola. Raul Castro dal conto suo, pur festeggiando la liberazione dei “los Cinco” ha ribadito che restano diversità con Washington.  Ecco perchè, secondo noi, l’apertura di Washington è solo un bluff. 

Aperture, interessi comuni, “nuovo capitolo” e risposte comuni ai problemi. Questi i punti toccati da Barack Obama che ha annunciato la riapertura dell’ambasciata a Cuba e l’apertura di un “nuovo capitolo”. Ma dietro le aperture e le parole gentili si vede qualcos’altro. Obama ha detto che “l’isolamento dell’Isola ha fallito” e ha detto di dover aprire un nuovo approccio con l’isola socialista, questo non significa affatto che la Casa Bianca tutelerà la dignità e la sovranità del governo cubano dal momento che nel suo discorso odierno Obama non ha chiesto scusa per l’embargo nè ha menzionato le centinaia di azioni terroristiche perpetrate dagli Stati Uniti ai danni del popolo cubano. Insomma, nonostante le belle parole e le promesse di distensione e di disgelo e di abrogazione dell’embargo si vede in modo netto la reale convinzione della Casa Bianca di essere “superiori culturalmente e moralmente” a Cuba. In sostanza sembra quasi che la Casa Bianca voglia dimostrare di essere capace di “promuovere valori universali” a Cuba anche senza bisogno dell’embargo. Dietro il discorso di Obama si vede anche una sorta di “neocolonialismo” e di paternalismo, infatti il presidente americano ha detto di voler aiutare “Cuba a entrare nel XXI secolo“, facendo implicitamente capire di ritenere inferiore lo Stato cubano rispetto agli Stati Uniti. “Continueremo a sostenere la popolazione civile a Cuba“, suona quasi come una minaccia, e lo stesso Obama ha invitato a “lasciarsi alle spalle il comunismo“, come se avesse già deciso lui per milioni di cubani. Una visione del tutto manichea dei rapporti tra Cuba e Stati Uniti quella di Obama che mostra gli Stati Uniti come quelli dalla parte giusta della storia e Cuba quella dalla parte sbagliata. A noi suona come una sorta di vera e propria beffa dal momento che alla distensione e alla normalizzazione dei rapporti tra i due paesi non corrisponde da parte americana una ammissione delle ingerenze pesanti e severe da sempre esercitate sul piccolo e dignitoso paese caraibico. La sensazione è che gli Usa non toglieranno l’embargo “gratis” ma lo toglieranno solo a fronte di nuove e più efficaci misure di destabilizzazione, il che tradotto significherà tentare di approfittare delle aperture al settore privato per infilarci capitali americani e quindi creare una crepa all’interno del sistema socialista in modo da portare a un suo superamento. Nelle parole di Obama non c’è una accettazione della diversità di Cuba, c’è solo la presa d’atto che le misure fin qui adottate per contrastare Cuba sono fallite e quindi bisogna cambiare tattica per ottenere la fine dell’odiato sistema socialista. 

Da parte sua Raul Castro ha ringraziato il Vaticano e Papa Francesco proprio come Obama per aver contribuito all’accordo ma ha annunciato che Cuba non intende recedere dalla sua strada di costruzione di un socialismo sostenibile. Insomma L’Avana non ha alcuna intenzione di abbracciare il capitalismo e l’American Way of Life. Raul Castro ha semmai festeggiato il ritorno dei tre dei Los Cinco detenuti in Florida, una delle promesse che aveva fatto lo stesso Fidel quando qualche anno fa disse “volveran“. Raul Castro ha voluto ringraziare Obama per la liberazione dei tre ma  non ha fatto riferimento alcuno ad abiure del socialismo e ha confermato come permangano sostanziali differenze tra L’Avana e Washsington. Chi era in errore infatti con l’embargo non era certo Cuba anche se i media ora cercano di fare apparire gli Stati Uniti come i “buoni” che liberano Cuba nonostante tutto. Raul Castro però ha ricordato come questo non voglia dire che l’embargo sia stato tolto nonostante il disgelo, e ha invitato Obama ad abrogarlo proponendo al governo degli Usa di adottare delle misure reciproche per migliorare i rapporti tra i due paesi. Insomma nonostante tutti parlino di svolta la sensazione è che si tratti solo dell’ennesimo bluff e dell’ennesima manovra per ottenere quello che gli americani non sono riusciti a ottenere in cinquant’anni di sanzioni. Se invece ci sbagliamo e l’intento di Obama è quello di pacificare realmente la situazione, allora tanto meglio, ma ben capirete le nostre riserve e i nostri dubbi.

photo credit: <a href=”https://www.flickr.com/photos/ionantolin/7906670690/”>Ion Antolin</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a>

Gb

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