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domenica , 22 gennaio 2017
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Sono 40 anni esatti dalla vittoria del Vietnam

Sono 40 anni esatti dalla vittoria del Vietnam

Sono passati esattamente 40 anni dal 30 aprile del 1975, il giorno della liberazione di Saigon da parte delle forze del Vietnam del Nord che riuscirono nell’impresa titanica di resistere alla barbara aggressione americana. Fu la vittoria di “Davide contro Golia”, la vittoria di Ho Chi Minh e di un popolo in armi che ha deciso di combattere contro l’imperialismo, e fu anche una cocente sconfitta per la Casa Bianca. 

Il  Primo Maggio del 1975 non fu una festa come gli altri, fu una giornata particolare in quanto assieme alla festa dei lavoratori si festeggiò inevitabilmente anche la vittoria del popolo vietnamita contro gli Stati Uniti. Oggi sono passati quaranta anni esatti da quella data storica, e ormai Ho Chi Minh ci ha lasciato da sei anni, celebrato come un padre della patria e passato alla storia come l’uomo che rese possibile l’impossibile. Il 30 aprile del 1975 i carri armati del Vientam del Nord entrarono a Saigon ponendo anche materialmente fine a una guerra che ha provocato decine di migliaia di morti, una guerra di sterminio che gli Stati Uniti hanno portato avanti bombardando ettari di foresta con defolianti e altri agenti chimici, una guerra di popolo che ha premiato la Resistenza contro l’invasore e la voglia di indipendenza e di libertà del Vietnam. L’allora ambasciatore americano, Graham Martin, fuggì in modo vergognoso con gli elicotteri posizionati sul tetto dell’ambasciata, e quelle immagini a distanza di anni rendono ancora l’idea dell’enormità della sconfitta americana, patita per mano di un popolo in armi guidato da un partito comunista. Gli Stati Uniti si erano impantanati in Vietnam dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale dando aiuto ai colonialisti francesi in difficoltà dopo la sconfitta subita per mano vietnamita in quel di Dien Bien Phu. In chiave anticomunista gli Usa soccorsero gli amici francesi e a partire dal 1962 presero a infiltrarsi nella regione sia dal punto di vista economico che militare. Anche per questo, in quegli anni di Guerra Fredda e di contrapposizione tra modelli opposti economici e culturali, il Vietnam divenne un simbolo, il simbolo della guerra contro l’imperialismo e l’ingiustizia, il simbolo del fatto che l’imperialismo americano poteva anche essere sconfitto. Impossibile non ricordare in questo senso la figura di quello che forse è diventato il simbolo della lotta contro gli americani, il generale Vo Nguyen Giap, che nel 1966 ebbe a scrivere: “La rivoluzione vietnamita è parte integrale della rivoluzione mondiale. Dalla fine della seconda guerra mondiale il rapporto di forze tra la rivoluzione e la controrivoluzione su scala internazionale è mutato profondamente. Il sistema socialista mondiale si è consolidato e si sviluppa. I paesi socialisti sostengono unanimemente il nostro popolo. Il movimento di liberazione nazionale ribolle sui continenti dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina, assestando potenti colpi all’imperialismo mondiale, il cui capofila è l’imperialismo americano, e provocando l’affossamento del vecchio sistema coloniale su vasta scala. Durante gli ultimi vent’anni, più di cinquanta paesi, con un totale complessivo di un miliardo di abitanti, hanno conquistato un’indipendenza politica di gradi diversi. La lotta rivoluzionaria di liberazione nazionale sta modificando direttamente il rapporto di forze tra il campo socialista e quello imperialista, fa vacillare le retrovie dell’imperialismo“. Le sue erano parole di speranza, parole che rendevano plasticamente l’idea dell’aspettativa che il comunismo potesse effettivamente sconfiggere gli Stati Uniti e il loro sistema imperialista e neocolonialista. Ma quella del Vietnam fu anche la guerra dove gli Stati Uniti sperimentarono nuovi barbarici modi di farla, la guerra. Si cominciò con l’urbanizzazione forzata di oltre dieci milioni di contadini per separarli dalla guerriglia comunista e la costruzione di cosiddetti “villaggi speciali” molto simili a campi di detenzione. Si continuò poi con il tentativo di trasformare la guerra di aggressione in guerra civile, con gli americani che tentarono di utilizzare le truppe sudvietnamite contro la popolazione e i partigiani del Vietcong. Gli Usa arrivarono a mandare in Vietnam qualcosa come 700.000 soldati, ma nonostante questo non riuscirono a piegare i Vietcong nemmeno utilizzando i già citati bombardamenti a tappeto anche in Laos e Cambogia. Come non ricordare poi le terribili stragi commesse dai soldati americani in Vietnam, con interi villaggi incendiati e rasi al suolo a colpo di mortaio, esecuzioni sommarie, violenze sessuali, massacri (vedi la strage di Sonmy). Anche per questo i comunisti vietnamiti riuscirono a nuotare come pesci nel mare e a ottenere la vittoria finale contro degli invasori che avevano ormai perso ogni stilla di credibilità nella popolazione locale, anche nella parte meridionale occupata.

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