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mercoledì , 26 luglio 2017
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Soros contro la Cina

George Soros è intervenuto contro la Cina nel Forum Economico Mondiale di Davos, riunito a gennaio nella località svizzera. Affrontando il tema più dolente nell’agenda mediatica corporativa globale, il miliardario ha dichiarato che lo scenario di “atterraggio violento è praticamente inevitabile” [per l'economia cinese].

Reputato mega-speculatore senza frontiere, venerato dal mainstream come investitore di successo e filantropo – ancora a dicembre ha elargito un’altra donazione di sei milioni di dollari alla campagna presidenziale di Hillary Clinton -, Soros ha riscontrato nel sovraindebitamento della Cina la ragione profonda dell’onda deflazionistica che minaccia l’economia mondiale. Dopo è stata la volta di Christine Lagarde a raccogliere la staffetta della campagna anti-Cina. Per la direttrice generale del FMI, la cui pretesa a un nuovo mandato, nei  corridoi dell’alta finanza mondiale, è messa in discussione dalle inchieste della Giustizia francese e dal fantasma del destino poco lusinghiero del suo predecessore, Strauss-Kahn, la Cina potrebbe ancora evitare un atterraggio violento se riformasse le imprese statali e intensificasse le riforme di mercato. Lagarde e il grande capitale vogliono che Pechino privatizzi i settori strategici dell’economia e consegni lo yuan alla libera fluttuazione, liberando gli strumenti della politica di cambio e monetaria dal controllo del governo e della banca centrale cinesi.

In questo modo, si diffonde la bugia secondo cui il rallentamento cinese (la cui economia cresce a più del doppio del tasso degli USA) è la radice della nuova spirale della crisi economica globale. Nella misura in cui si continua a subire la turbolenza dei mercati finanziari e l’edificio mostruoso degli attivi tossici ricostruito dopo il 2008 minaccia di crollare, persino la FED degli USA, per scrollarsi l’acqua di dosso, coglie l’occasione per giustificare i dilemmi della politica monetaria e le decisioni sui tassi di interesse di riferimento con i venti contrari che soffiano dalla Cina…

A Pechino l’intervento di Soros non è passato inosservato. Senza menzionare il nome del fondatore di Open Society, il primo ministro della Cina, Li Keqiang, ha definito “assurde” le asserzioni contro l’economia cinese. Più incisivo un articolo di commento di Mei Xinyu, ricercatore legato al Ministero del Commercio della Cina, pubblicato nel Quotidiano del Popolo, che ha accusato Soros di dichiarare “guerra alla Cina”, con allusione alla “pressione speculativa” diretta contro le monete asiatiche, principalmente lo yuan (People’s Daily Online, 27.01.2016).

Il rilievo e la preminenza di personaggi del calibro di Soros al vertice del sistema dominante sono rivelatori della volatilità del tempo che stiamo vivendo e della stessa struttura e dinamica del capitalismo e della sua crisi. Certamente, gli usurai della grande finanza non perdono alcuna opportunità per pescare nel torbido e continuare ad ammassare nuove fortune con la speculazione nel cambio e nella borsa. Ma  l’assalto contro la Cina di Wall Street e le pressioni destabilizzatrici per intaccare la credibilità della sua economia e dello yuan sono essenzialmente elementi della strategia che identifica nella Cina un avversario vitale.

Le contraddizioni della transizione economica cinese, verso un’economia ancorata al vasto mercato interno, con minore peso delle esportazioni, sono assunte dalla direzione cinese. Il grande capitale transnazionale, disturbato dalla contrazione dei tassi di profitto e dal debito insanabile degli USA, farà di tutto per trarre partito dalla maggiore esposizione cinese ai fattori perniciosi dell’integrazione nell’economia mondiale ancora sotto egemonia dell’imperialismo. Occorre seguire con attenzione, ma anche non confondere una nuvola con la tempesta. E’ la proprietà pubblica a conservare l’alto comando dell’economia cinese, compresa quella che conduce il settore degli investimenti privati. Lo yuan già è la 3° moneta di riserva internazionale e la Cina il maggiore creditore mondiale, svolgendo un ruolo centrale nella profonda riaggregazione di forze che riflette la parabola della decadenza della Triade imperialista nel mondo.

Il pivot to Asia del Pentagono e la politica di pressione e accerchiamento della Cina sono in fondo un pericoloso segnale di disperazione e paura.

Luis Carapinha da “Avante!”, Settimanale del Partito Comunista Portoghese

traduzione di Marx21.it

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