Sovranità e patria per la sinistra italiana del XXI secoloTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Sovranità e patria per la sinistra italiana del XXI secolo

Sovranità e patria per la sinistra italiana del XXI secolo

“Noi difenderemo le vostre radici, i valori del popolo greco, messi in pericolo da politiche che rischiano di cancellarne l’identità“. – Alexis Tsipras

Fossero state pronunciate da un personaggio della sinistra italiana, qualcuno avrebbe già iniziato a farneticare di “rossobrunismo” o comunque di qualche altra deriva a destra. Invece no, lo ha detto Alexis Tsipras e quindi va bene; come va bene pure il suo governo composto da SYRIZA a dall’ANEL.

Sia chiaro, io approvo al 100% tutto quello scritto sopra, dalla frase di Tsipras alla composizione del suo governo,  ma è evidente come tutti questi elementi nella sinistra italiana provocano malumori.
Spetta ad una classe dirigente degna di questo nome riuscire a stabilire il giusto rapporto tra internazionalismo e questione nazionale. Sia il primo che la seconda sono essenziali per il progresso di qualunque nazione, e tanto più per un paese come l’Italia dei primi anni del XXI secolo.

La sinistra necessita di una strategia volta a far progredire il paese nel suo insieme: approfittare delle contraddizioni presenti in seno alla borghesia (si pensi al conflitto in Ucraina e al TTIP) per promuovere, da una parte l’identità nazionale e, dall’altra, la collaborazione internazionale (si pensi al grandioso progetto ormai in fase di costruzione della Nuova Via della Seta promossa dalla Cina popolare).
È necessario, inoltre, sfruttare tutte le fratture presenti nella società italiana, da quella religiosa (dirsi anti religiosi in un paese dove circa 5 cittadini su 6 sono cristiani non so se è sbagliato ma di certo è poco furbo) a quella tra centro e periferia dove il centro non è Roma, bensì Bruxelles e Washington.

Tutto ciò ovviamente non può andare a scapito della lotta di classe la quale deve viaggiare su un binario parallelo e continuo a quanto sopra elencato.
Renzi e Berlusconi si fanno portatori della difesa della patria, peccato che il primo stia consegnando l’Italia alle multinazionali (prevalentemente) statunitensi con il TTIP e il secondo si sia reso partecipe (assieme al PD) del massacro libico del 2011 compiuto dalla NATO, evento questo che sta avendo ancora oggi profonde ripercussioni sulla nostra nazione.
Sono questi i difensori della patria? Converrebbe non averceli!

O ancora, ricordando il pensiero di Mattei, non c’è indipendenza politica se non c’è indipendenza economica. Dobbiamo attendere che tutti i lavoratori d’Italia si uniscano per realizzare l’indipendenza economica o vogliamo raggiungerla anche mediante chi ,sì è borghese e detiene i mezzi di produzione, ma comunque ha interesse nell’indipendenza politica dell’Italia? Cosa viene prima?
Aprire una discussione su questi argomenti può essere utile, soprattutto in un momento in cui parole come patria e sovranità nazionale iniziano a farsi sentire pure nel variegato universo qual è quello del GUE/NGL (link).

Davide Busetto

Fonte: CercareilVero

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Un commento

  1. grandi maestri come lenin, stalin, mao, o chi min, giap, castro, e finanche il nostro pietro secchia hanno sempre parlato di comunismo patriottico (rimando a “marxismo e questione nazionale” di stalin) e all’epoca nessuno se ne scandalizzò.
    Anzi per i nostri partigiani, il patriottismo era un valore da opporre al nazionalismo repubblichino.
    Il problema è dopo decenni spesi a svendere il nostro patrimonio storico e culturale e a prendere le distanze dai grandi rivoluzionari citati sopra, rivalutare il concetto stesso di comunismo patriottico significherebbe rivalutare l’opera di quelle grandi menti ed ammettere pubblicamente il fallimento dell’operazione revisionista che ha precipitato il movimento operaio e tutta la sinistra italiana nel baratro in cui oggi siamo tutti.
    ce lo vedete voi vendola a fare un passo indietro?

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