Spagna. Cala l'inverno sulla democraziaTribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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Spagna. Cala l’inverno sulla democrazia

Preoccupante in Spagna il processo di riforme portate avanti dalla destra al governo di Mariano Rajoy. Dopo aver limitato il diritto a manifestare con una legge draconiana, ora il Partido Popular ha portato indietro al 1985 e ai tempi della dittatura  la legge sull’aborto.

Spira un vento gelido dalla Spagna, un vento dal sapore antico che ci riporta alla mente la fosca dittatura di Fracisco Franco, il fascismo e tutto il resto. E dire che la Spagna sembrava aver preso tutt’altra strada a cavallo tra XX e XXI secolo, peccato poi che con il crollo di Zapatero sia crollata anche la sinistra iberica, consegnando il Paese in mano alla destra, quella vera, di Mariano Rajoy. Prima il Partido Popular ha messo la mordacchia al diritto di manifestare e ha disarticolato l’istruzione pubblica, poi ha deciso anche di ingerire negli aspetti dell’autodeterminazione femminile riportando la legge sull’aborto indietro fino ai tempi della dittatura. Ieri infatti il consiglio dei ministri ha approvato una controriforma della precedente legge che in poche parole vieterà alle donne di abortire, costringendole a ricorrere alla pericolosa e costosa pratica degli aborti clandestini o a recarsi all’estero così come avveniva nel paese ai tempi della dittatura di Francisco Franco e fino al 1985.Il progetto di legge in questione è stato firmato dal ministro della Giustizia Alberto Ruiz-Gallardón ed è stata chiamata “Legge organica per la protezione della vita del concepito e dei diritti della donna incinta”. 

Si tratta di una netta marcia indietro rispetto alla legge del 2010 che permetteva di abortire senza restrizioni entro la quattordicesima settimana di gestazione. Con la nuova legge si potrà abortire solo a seguito di gravidanza dovuta a stupro o in caso di rischi per la salute, una legge dal sapore medievale che esclude dalla possibilità di abortire anche i casi di gravi malformazioni fetali. Per di più interrompere una gravidanza conseguenza di una violenza sessuale sarà possibile solo prima della dodicesima settimana di gestazione e solo se lo stupro è stato denunciato immediatamente dalla vittima.  Anche in caso di malformazione grave del feto abortire sarà possibile solo prima della ventiduesima settimana e a decidere dovranno essere due medici esterni a quelli incaricati di eseguire l’eventuale aborto. Una vergogna inaccettabile in un paese civile, ma su cui l’Occidente preferisce tacere, concentrandosi nell’attaccare il “dittatore” di turno . Le donne spagnole verranno private di ogni facoltà di scelta, che ora ricadrà unicamente sui medici, che in Spagna sono controllati principalmente dalle lobbies antiabortiste legate all’Opus Dei. Come se non bastasse  la “legge Gallardòn” prevede il diritto generalizzato all’obiezione di coscienza per medici e infermieri sia del settore sanitario pubblico che privato. Un obbrobrioso ritorno al passato più oscuro della Spagna, un’ondata reazionaria del PP che avviene nel silenzio dell’Europa. La sinistra spagnola comunque sta reagendo intorno al coordinamento “Decidiamo Noi”, con i manifestanti che hanno duramente contestato Rajoy di fronte alle sedi del PP e supportati dagli attivisti del Movimento 15M, quello che ha dato origine agli indignados. Intanto i rappresentanti in parlamento del Psoe (socialisti), di IU (sinistra), di Erc (repubblicani catalani), del Bng (nazionalisti galiziani) e del Pnv (regionalisti baschi) hanno promesso che faranno quanto in loro potere per stoppare la norma e che ricorreranno al Tribunale Costituzionale nel caso in cui la legge Gallardòn dovesse passare in parlamento, cosa purtroppo molto probabile.

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