Spagna. I dissidenti cubani vogliono tornare a L'AvanaTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Spagna. I dissidenti cubani vogliono tornare a L’Avana

Spagna. I dissidenti cubani vogliono tornare a L’Avana

Alcuni dissidenti cubani sono riusciti a lasciare Cuba grazie alla mediazione della Chiesa cattolica nel 2010; oggi però con la crisi vengono sfrattati e alcuni di loro rimpiangono la vita che facevano nell’isola socialista. 

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Alcuni cubani dissidenti hanno avuto l’opportunità di lasciare Cuba per la Spagna tra il 2010 e il 2011 grazie soprattutto ai buoni uffici della Chiesa cattolica. In molti pensavano di aver ottenuto finalmente un biglietto di sola andata per il benessere, e mai si sarebbero aspettati di rimpiangere l’odiata terra socialista. Non sono pochi gli ex dissidenti che hanno lasciato baracca e burattini affascinati dalla società dei consumi occidentale, convinti che avrebbero finalmente potuto avere una vita con un tenore di vita ben diverso da quello che avevano a Cuba. Per molti però le cose non sono andate esattamente così; è il caso ad esempio di Gilberto Martinez, dissidente cubano di cinquant’anni, che dall’oggi al domani si è trovato senza lavoro, e soprattutto senza i soldi per potersi pagare un affitto. Per questo motivo la polizia spagnola lo ha sfrattato senza troppi complimenti, un assaggio della brutalità del capitalismo che, in nome dei profitti, non guarda in faccia a nessuno. Nei paesi capitalisti infatti il diritto alla casa non è assicurato come a Cuba, e la polizia spagnola non ci ha pensato su due volte a scaraventarlo fuori dalla sua casa di Alicante dove viveva con moglie e figli. “A noi ci ha portati qui il governo Zapatero grazie alla mediazione della Chiesa cubana, perché Fidel Castro ci offrì la possibilità di venire in Spagna” ha detto sconsolato Martínez. “Ci promisero una casa, un lavoro e aiuti economici per cinque anni, ma ora sono rimasto senza nulla” ha aggiunto. All’inizio le autorità mantennero la promessa assicurando loro 400 euro al mese della Croce Rossa per pagare l’affitto, mentre lo Stato elargiva loro 600 euro. Poi però con la crisi hanno perso tutto: “Ora non riceviamo più aiuti di nessun tipo, se mi avessero detto quello che sarebbe successo in Spagna sarei rimasto a Cuba” . “Chiedo solo che mi rimandino a Cuba”, ha detto di fronte alle telecamere, disperato, “Ci hanno ingannato, stiamo in mezzo a una strada, siamo andati da una parte e dall’altra e l’unica cosa certa è che i politici si coprono con la stessa coperta e non risolvono nulla”. Ma è in buona compagnia, sono tanti i dissidenti cubani che hanno raggiunto Madrid grazie all’accordo tra Chiesa dell’Avana e il governo socialista di Zapatero, un accordo che permise a 115 detenuti cubani e a 650 loro familiari di raggiungere la Spagna. Per tutti sempre la stessa storia, all’inizio i fondi europei per i rifugiati politici, poi la miseria e il nulla.

 

 

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