Spagna. La disoccupazione mette in ginocchio MadridTribuno del Popolo
giovedì , 21 settembre 2017
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Spagna. La disoccupazione mette in ginocchio Madrid

La disoccupazione in Spagna ha raggiunto ormai livelli da record secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. Madrid ora è chiamata a ridurre il deficit, ma anche a far crescere l’occupazione.

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Se Atene e Roma piangono, Madrid non ride, anzi. La disoccupazione nel paese iberico ha raggiunto livelli da record, con i tagli al bilancio che hanno ulteriormente aggravato la situazione del mercato del lavoro. Questa è la situazione fotografata dall’ Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil), nel quale è stato chiesto ufficialmente a Madrid che le politiche di riduzione del deficit siano accompagnate da altre finalizzate alla creazione di posti di lavoro.Nel 2012 “il tasso di disoccupazione ha toccato il 26%, ovvero 3,1 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente, uno dei maggiori incrementi registrati in  con l’eccezione della Grecia”, con un vertiginoso indice di disoccupazione tra i giovani (tra i 16 e i 25 anni) del 57% e del 39,1% tra i lavoratori stranieri. Nei primi tre mesi del 2013 inoltre, il tasso di disoccupazione ha continuano a scendere raggiungendo il 27,1%, con il quale il livello di disoccupazione ha raggiunto un record storico di poco superiore ai 6 milioni di persone”. L’impatto dell’attuale crisi economica sul reddito delle famiglie è stato molto importante”, dal momento che all’inizio dell’anno erano 1,45 milioni le persone “in famiglie senza reddito (salari, prestazioni, sussidi di disoccupazione o pensioni)”, ovvero 743.000 persone in più rispetto al primo trimestre del 2007, prima della crisi. Secondo il rapporto la Spagna sarebbe proprio uno dei paesi dell’Ue che ha sperimentato un maggior incremento del tasso di disagio sociale tra 2010 e 2013, assieme a Cipro, Repubblica Ceca, Grecia, Italia, Portogallo e Slovenia. L’Oil ha ritenuto che la riforma del lavoro del 2012, che punta a un mercato del lavoro più flessibile, possa “deprimere ulteriormente l’occupazione” e “aumentare la povertà”, motivo per cui  ha richiesto “un dialogo sociale rinnovato” e “nuove e più efficaci politiche attive” di occupazione. A tal fine propone di riattivare il più presto possibile il credito alle piccole e medie imprese.

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