Spagna. Vittoria di "Pirro" per il Partido Popular di Rajoy. E' la fine del bipartitismoTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Spagna. Vittoria di “Pirro” per il Partido Popular di Rajoy. E’ la fine del bipartitismo

Mariano Rajoy ha vinto le elezioni politiche in Spagna ma la sua è una vittoria mutilata in quanto il Partido Popular non dispone della maggioranza con il 29% dei consensi contro il 22% dei socialisti del Psoe e il 20% di Podemos. Al quarto posto con il 14% il nuovo partito di Ciudadanos, mentre Unidad Popular /Izquierda Unida non è andato oltre un deludente 3,67%. 

Le elezioni politiche in Spagna hanno messo la parola fine al sistema bipartitico che ha retto il Paese da anni. Nessun partito infatti si è assicurato la maggioranza necessaria a governare da solo dal momento che il Partito Popular di Mariano Rajoy non è andato oltre al 29% dei consensi contro il 22% dei socialisti del Psoe che per poco non hanno subito lo storico sorpasso da parte di #Podemos, la vera novità di questa tornata elettorale, che non sono andati oltre il 20%. Molto bene anche l’altro partito novità, Ciudadanos, con un lusinghiero 14% al quarto posto. Fallimento invece per Unidad Popular/Izquierda Unida che con un magro 3,6% rimane fuori dai giochi.

In molti hanno commentato gli esiti delle elezioni parlando di uno scenario all’ “italiana”, ovvero uno scenario nel quale non esiste alcuna forza così prevalente da potersi permettere di andare avanti da sola per la sua strada. I popolari hanno ottenuto 123 seggi, con una perdita rispetto al 2011 di ben 65 seggi, rimanendo quindi molto al di sotto della soglia dei 176 seggi necessari per costruire un governo in modo autonomo. Ai socialisti del Psoe sono andati 90 deputati, a Podemos 69 e 40 a Ciudadanos. Ben 9 e 8 seggi sono andati ai due partiti nazionalisti catalani Erc e Dl, 6 ai nazionalisti baschi del Pnv e solamente 2 a Unità Popolare che ha letteralmente dimezzato i propri consensi subendo un consistente drenaggio di voti verso Podemos. Insomma l’unica cosa certa all’indomani delle elezioni iberiche è che qualsiasi esecutivo dovrà per forza venire sostenuto da una coalizione. Difficile ora capire che tipo di coalizione si potrebbe costruire, con il PP di Rajoy che non potrà allearsi con Ciudadanos e dovrà forse mettere in piedi una coalizione “alla tedesca” con i socialisti del Psoe, beffando in questo modo Podemos.

In ogni caso le due forze tradizionali della politica spagnola, il Pp e il Psoe, sono usciti fortemente ridimensionati da queste elezioni anche se in qualche modo sono riusciti a tenere tenendo comunque indietro Podemos e Ciudadanos. Il Pp in 4 anni è riuscito a perdere il 15% dei voti e ben 65 seggi, emblema di una vecchia politica che tiene ma che non può che venire scavalcata dal futuro. Dal conto loro esultano gli Indignados di Pablo Iglesias che hanno fatto letteralmente irruzione nella vita politica del paese realizzando quindi un enorme successo dato che il movimento era nato in seno alle proteste popolari per la disoccupazione nel 2011, il movimento dei cosiddetti Indignados. “Crediamo che la Spagna sia cambiata. Già a maggio 2011 dicemmo che cominciava a cambiare. È finito il bipartitismo, c’è un’apertura e la Spagna già è un’altra. Il partito sarà all’altezza delle ansie di cambiamento della nostra gente. Podemos sarà lo strumento politico fondamentale perché in Spagna si chiuda la porta alla corruzione e alla diseguaglianza” ha dichiarato Inigo Errejon, numero due di Podemos a commento delle elezioni, mentre il leader Iglesias ha detto senza mezzi termini: “E’ la fine dell’alternanza, per lo Psoe è il risultato peggiore della storia della democrazia e per il PP il peggiore dal 1989“.

@Dc

Photo Credit: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:EPP_Congress_Marseille_7574.jpg

 

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