"Speed Date" per trovare lavoro. Accade a TorinoTribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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“Speed Date” per trovare lavoro. Accade a Torino

A Torino questa mattina è stato lanciato uno “Speed Date” in una pasticceria di Corso Vittorio Emanuele II. Qui sette aziende hanno cercato di trovare il candidato giusto per loro con brevi colloqui. L’ennesima dimostrazione di come si sia distorto il rapporto uomo-lavoro e di come il lavoratore sia ormai relegato a un numero tra i tanti.

Viviamo in un’epoca nella quale conta solo il profitto, tutto il resto è noia. L’unica cosa che conta è affermarsi sugli altri, un inno all’individualismo che negli ultimi vent’anni ha cambiato in profondità il modo di pensare dell’Occidente in generale e del nostro Paese in particolare. Se ne volete una dimostrazione prendiamo l’iniziativa organizzata dalla multinazionale olandese della ricerca del personale Randstad in quel di Torino, più precisamente nella pasticceria Gerla in Corso Vittorio Emanuele II. Qui la Randstad ha organizzato un vero e proprio “Speed Date” del lavoro. Avete presente gli Speed Date per trovare l’anima gemella? Si tratta di uomini e donne che parlano  al tavolo di un bar per pochi secondi, selezionando così la persona giusta parlando con più pretendenti in poco tempo. Ora la Randstad ha cercato di fare lo stesso ma per motivi lavorativi, con le aziende che in pochi secondi hanno cercato di capire il candidato giusto davanti a una brioche e un cappuccino. Insomma degli incontri “mordi e fuggi” nei quali i candidati spiegheranno se stessi e le proprie abilità ai datori di lavoro, cambiando tavolino dopo tavolino nel tentativo di impressionarne almeno uno. Una sorta di mercificazione totale dove l’unica cosa che conta non è lo studio delle competenze del candidato, bensì l’ “impressione”. Tutto diventa apparenza, tutto diventa mera superficialità, con buonapace delle competenze faticosamente conquistate da ciascuno. Al contrario secondo chi scrive ci vorrebbe una seria verifica delle competenze dei candidati, e il fatto stesso di far passare il messaggio che davanti a un cappuccino ci si deve giocare le proprie carte per ottenere un lavoro fa capire quanto in basso siamo precipitati.

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