Spread, rating e G20. Quale futuro per l’economia italiana?Tribuno del Popolo
lunedì , 22 maggio 2017
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Spread, rating e G20. Quale futuro per l’economia italiana?

La bonaccia di agosto, oltre a rendere placidi gli animi dei vacanzieri, pare stia dando una boccata d’ossigeno alla finanza mediterranea. In questi giorni infatti sia la Spagna che l’Italia vedono crescere le proprie quotazioni in borsa, ma prima che la macina della Troika torni in funzione sono in molti a chiedere la chiusura delle agenzie di rating per evitare rovinose ricadute.

Fonte: Oltremedianews

Al di là del numero 248 accanto alla voce “spread” dei display di piazza Affari, dato non pervenuto da oltre due mesi, la prima sorniona settimana di Agosto sembra covare al caldo alcuni temi estremamente cruciali per l’economia italiana. Da un lato il discusso e controverso decreto del “Fare” convertito da qualche ora in legge mischia un po’ le carte sul tavolo dellapolitica economica, dall’altro le più o meno meritate vacanze di molti borsisti stanno concedendo un po’ di riposo alla spasmodica finanza dei paesi mediterranei. Accade così che piazza Affari riesca a collocare sul mercato Btp a rendimenti di poco superiori al 4% nonostante i mille dubbi che pendono sulla testa del governo. Il dato in sé potrebbe non dire molto dal momento che il mese di Agosto, come un po’ per tutti i settori sociali, tende a non regale particolari emozioni, ma se comparato con i recenti declassamenti del nostro paese da parte di Fitch e S&P qualcosa su cui riflettere la si trova agevolmente.

Il recentissimo declassamento dell’agenzia di rating americana ha infatti portato il livello della credibilità finanziaria italiana a soli due passi dal grado spazzatura, punto di non ritorno a partire dal quale nessuno arrischierebbe mai il suo patrimonio intitoli di Stato. E stando alle stime e alle previsioni dell’agenzia questo scenario non sembra infondo essere così visionario e lunare. Un ulteriore declassamento del livello di solvibilità dell’Italia si tradurrebbe immediatamente nel doversi sottoporre alle poco invitanti terapie della Troika, che non cifrate significano riduzione della spesa pubblicamobilità lavorativa(meglio conosciuta come licenziamenti facili), e privatizzazioni. Secondo molti analisti finanziari questo sarebbe infatti l’unico modo per poter fornire sufficienti garanzie di solvenza.

Vegezio nel IV secolo scriveva “Ergo qui desiderat pacem, praeparet bellum” e il governo italiano, seppur distante anni luce dalla cultura latina, pare conosca il celebre brocardo e stia studiando una soluzione al problema appena esposto. In particolare sembra che all’imminente G20 di San Pietroburgo l’Italia stia meditando di lanciare una proposta che da tempo circola nei canali dell’economia non convenzionale, ma che mai era stata ascritta ad organi istituzionali: l’abolizione delle agenzie di rating, perlomeno nella loro attuale forma privata. Forte dello screditamento agli occhi dell’opinione pubblica e degli organi ufficiali delle “tre sorelle” a seguito dello scandalo subprime (quando le agenzie di rating alzarono le quotazioni di vari enti dietro lauti compensi), nonché dell’insofferenza dei PIIGS ai loro verdetti insindacabili e legibus soluti, il governo dovrebbe proporre la creazione di agenzie di rating ufficialmente riconosciute a livello comunitario e gestite a livello pubblico.

Una misura del genere, qualora dovesse concretizzarsi, non eliminerebbe certamente in toto il problema dal momento che gli aguzzini non sono certo meno feroci se agiscono come istituzione comunitaria anziché come agenzia privata (pensiamo per esempio alla Commissione Europea), ma almeno porrebbe fine alla fame di (vana)gloria delle regine del rating, con le radici ben salde in tutto il mondo ma forse da settembre, data dell’atteso congresso del G20, con il sedere appena meno saldo sul trono.

  Fabrizio Leone

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