Stalingrado, Boston e la doppia morale dell'OccidenteTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Stalingrado, Boston e la doppia morale dell’Occidente

Dopo la tragica bomba esplosa a Boston durante la Maratona tutti i media mondiali hanno mostrato compassione per il popolo americano colpito dalla tragedia. L’attentato di Stalingrado (Volgograd), che ha causato la morte di 18 persone, sembra commuovere di meno il pubblico.

Alla fine il bilancio parla di 18 morti, decine di ferite, una stazione sbrecciata. Non è un stazione come le altre, è la stazione di Stalingrado, l’attuale Volgograd (che però per alcuni mesi all’anno riacquista il nome leggendario), una stazione che già nell’ormai lontano 1943 fu teatro di combattimenti leggendari che consegnarono alla storia la città e l’eroismo dell’Armata Rossa contro il Terzo Reich. E’ stato in questa stazione che una donna kamikaze ha deciso di farsi saltare in aria, si tratta di un durissimo colpo inferto alla Russia da parte dei separatisti ceceni del Caucaso, gli stessi che una certa opinione pubblica occidentale ha cercato di far vedere in accezione positiva perchè visti in chiave antirussa. Del resto erano ceceni anche i due fratelli che hanno colpito a Boston, ma forse questa è solo una coincidenza. Quel che è certo è che una bomba che uccide degli innocenti non fa lo stesso clamore se accade a New York o se accade a Damasco o a Volgograd. Inoltre è difficile non pensar male se si pensa che tra poco ci saranno le Olimpiadi Invernali in Russia, in quel di Sochi, giochi che si terranno in un clima di tensione surreale sia per la minaccia del terrorismo, sia per la destabilizzazione operata dall’Occidente nei confronti di Mosca. L’Occidente ha attaccato da tempo Putin per quanto riguarda i diritti umani, ignorando, come spesso accade, quelle violazioni che avvengono quotidianamente nei paesi “allineati”, vedi Arabia Saudita e Turchia. Con gli “amici” gli americani del resto sono disposti a chiudere anche tutti e due gli occhi, vedere quello che hanno fatto con i talebani in Afghanistan in chiave anti-russa, o più recentemente con gli estremisti islamici in Libia e Siria. Non solo, guerriglieri ceceni sono andati a centinaia a combattere in Siria contro le truppe di Assad, mentre la Russia, come tutti sanno, non è venuta meno alla storica alleanza con Damasco. Da qui la promessa dei guerriglieri islamici di rovinare le Olimpiadi di Sochi, con Mosca che viene lasciata da sola a fronteggiare il pericolo dell’estremismo islamico, mentre quando qualcosa succede ai danni degli Stati Uniti è tutto il mondo a dover, volente o nolente, mettersi a disposizione. Pochi ricordano infatti che mentre gli Stati Uniti con l’Arabia Saudita ci fa affari d’oro, la Russia ha recentemente inasprito i rapporti con quel Paese proprio a causa della questione siriana, e ben si conoscono i rapporti torbidi dell’Arabia Saudita con vari gruppi estremisti islamici. Così quando le bombe seminano morte in America i media ci raccontano di un mondo ferito al cuore e della democrazia in pericolo, quando invece le bombe colpiscono un Paese sgradito invece, le notizie vengono riportate senza passione, quasi in modo asettico, come a volerle far percepire come lontane dalla nostra vita quotidiana.

D.C.

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