Stati Uniti. Agente uccide un 19enne in WisconsinTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Stati Uniti. Agente uccide un 19enne in Wisconsin

Nel giorno in cui negli Stati Uniti si celebra il cinquantesimo della marcia che aprì la strada al diritto di voto per la popolazione di colore gli Usa sono stati scossi dall’ennesimo scandalo. Un giovane 19enne infatti è stato ucciso al termine di una colluttazione da un agente di polizia. 

A pochi giorni dalla notizia che un homeless è stato ucciso nel quartiere di Los Angeles Skid Row a colpi di pistola da parte di un agente, ecco che gli Stati Uniti sono scossi da un nuovo terribile scandalo che riguarda ancora una volta un presunto abuso da parte delle forze di sicurezza. Questa volta il fatto è avvenuto in Wisconsin, dove un poliziotto sarebbe intervenuto per sedare una lite e avrebbe avuto una colluttazione con un ragazzo di colore di 19 anni e disarmato. Alla fine l’agente gli ha sparato, uccidendolo, e la notizia della morte di questo ragazzo arriva manco a farlo a posta nello stesso giorno in cui il presidente Barack Obama si è recato a Selma, in Alabama, per celebrare il cinquantesimo dalla lunga marcia che aprì la strada verso l’acquisizione del diritto di voto da parte dei neri. Non certo un bel modo per rendere omaggio alla memoria dei sacrifici della popolazione di colore che, negli Usa, ha dovuto lottare con i denti per ottenere diritti che oggi diamo per scontati. Il ragazzo ucciso si chiamava Tony Robinson, e chiaramente alla notizia della sua morte decine e decine di persone sono scese in piazza a Madison per manifestare la propria rabbia contro la polizia. Del resto nel Paese è ancora molto fresco il ricordo di Michael Brown, il ragazzo ucciso dalla polizia il 9 agosto a Ferguson, la cui morte scatenò vere e proprie rivolte a sfondo razziale cui hanno preso parte anche molti bianchi critici nei confronti del modo con cui le autorità gestiscono l’ordine pubblico. Ma episodi che vedono giovani e meno giovani di colore venire uccisi dalla polizia si sprecano in tutti gli Stati Uniti segnalando l’esistenza di un problema reale. Intanto il sindaco di Madison, tale Paul Soglin, ha parlato chiaramente di “indescrivibile tragedia” promettendo anche una inchiesta per mettere in risalto le eventuali responsabilità. Anche la polizia locale intanto ha ammesso che il 19enne ucciso, Tony Robinson, sarebbe stato disarmato al momento del fattaccio. Insomma, nonostante siano passati cinquant’anni sembra che negli Stati Uniti i problemi razziali non siano ancora stati superati, anzi, la discriminazione razziale è ancora all’ordine del giorno, con i cittadini afroamericani che oggettivamente hanno seri motivi per dubitare dell’operato delle forze dell’ordine e del modo con cui si approcciano alle persone di colore. Insomma l’America si guarda allo specchio e si accorge che nonostante lo stesso presidente eletto, Obama, sia un uomo di colore, nella vita di tutti i giorni essere afroamericano rappresenta ancora un problema.

Proprio il presidente americano infatti è intervenuto sull’argomento nel cinquantesimo della marcia e ha parlato per l’occasione delle violenze razziali: “Ferguson non e’ un caso isolato“, e ancora “Selma non riguarda il passato. Selma e’ ora“. Se si aggiunge a questo il fatto che, secondo diversi sondaggi, 4 americani su 10 riterrebbero le relazioni tra bianchi e neri peggiorate da quando Obama è entrato alla Casa Bianca, ecco che si comprende il momento delicato attraversato da Obama, che chiaramente dalla popolazione di colore viene accusato di non fare abbastanza. “Penso che ci siano circostanze nelle quali la fiducia tra le comunita’ e le forze dell’ordine si e’ deteriorata. E credo che singoli individui o interi dipartimenti di polizia nel Paese potrebbero non aver ricevuto la giusta formazione. E potrebbero non esercitare quella che dovrebbe essere la loro responsabilita’ primaria: assicurare che stanno proteggendo e servendo tutti i cittadini, non solo alcuni“, ha detto Obama. Alla cerimonia organizzata per celebrare quel 7 marzo 1965 ha preso parte anche l’ex presidente George W.Bush, una presenza che ha scatenato polemiche e che probabilmente farà discutere.

Insomma, in pieno XXI secolo si viene a sapere che negli Stati Uniti esiste ancora la discriminazione razziale ma sembra quasi che le notizie di cittadini inermi uccisi dalla polizia in America pesino di meno rispetto ad episodi analoghi che accadono i giro per il mondo, come se fosse stato previamente deciso che, in fin dei conti, quella americana sia una delle società più evolute e democratiche. Fa riflettere infatti come il governo e i media americani siano sempre pronti a giudicare quei paesi che, a loro dire, violano i diritti umani, e siano invece molto più tiepidi ed edulcorati quando si tratta di guardare nel cortile di casa; anche questo è in fin dei conti un “doppio standard”. E da questo punto di vista non si può certo dire che i media italiani si comportino tanto meglio, al contrario indignandosi per quanto accade negli Stati Uniti e invece utilizzando cautela e garantismo quando gli stessi fatti capitano in Italia.

Photo Credit http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c8/Eric_Garner_Protest_Chicago_Dec_4_2014.jpg

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