Stati Uniti al bivio sulla Siria: c'è solo una alternativa alla guerra totaleTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Stati Uniti al bivio sulla Siria: c’è solo una alternativa alla guerra totale

Siamo giunti al punto di non ritorno. Non è la prima volta che succede, era successo anche qualche anno fa quando gli Usa erano pronti a intervenire in Siria, ma questa volta la guerra siriana rischia di diventare davvero globale. E ora gli Stati Uniti sono chiamati a prendere una decisione che potrebbe rivelarsi vitale per il futuro del mondo: collaborare con Putin contro l’Isis e scaricare Erdogan e i sauditi, oppure scatenare la Terza Guerra Mondiale per compiacerli. 

Un bivio. Un bivio non solo per gli Stati Uniti ma per tutto il mondo dal momento che lo scenario che si sta componendo in Siria somiglia sempre di più a un intricato mosaico che rischia di trascinare la comunità internazionale a capofitto nella guerra. Esattamente come nel primo decennio del XX secolo infatti non è necessario che ci sia effettivamente qualcuno che lavori scientemente per scatenare la guerra, basta che più paesi procedano al riarmo e al militarismo per crearne le premesse. E quando la guerra accade spesso diventa inarrestabile e irreversibile, con le varie potenze che vi finiscono imbrigliate quasi senza accorgersene, salvo poi realizzare a posteriori di non aver nemmeno fatto alchunchè per evitarlo. Ma osservando il comportamento degli Stati Uniti, ovvero la prima potenza mondiale, negli ultimi vent’anni, ci sembra che Washington lavori esattamente nella direzione di creare le promesse per un conflitto potenzialmente globale. La guerra, come diceva Von Clausewitz, altro non è che la continuazione della politica con altri mezzi, e questo è ancora più vero quando si guarda al cinismo con cui gli Stati Uniti e i loro alleati hanno deciso di relazionarsi con la delicata questione siriana. La Siria è divenuta la cartina di tornasole dell’egemonia globale, una sorta di campo di battaglia per procura dove diverse superpotenze si sfidano per l’egemonia mettendo in mostra i gioielli della propria capacità militare.

Dopo cinque anni di guerra però il fatto stesso che il governo di Damasco sia ancora in piedi dimostra in modo quasi plastico come il tentativo di regime change messo in atto sia fallito. Il prezzo di questo fallimento sono stati quasi 400.000 morti, un paese interamente distrutto, migliaia di jihadisti che sono stati foraggiati, armati e inviati in Siria e soprattutto la possibilità che tale conflitto da regionale diventi globale. Arabia Saudita e Turchia infatti non intendono accettare il fallimento della loro politica in Siria, non potrebbero del resto far finta di niente nemmeno i siriani che per quattro anni hanno inutilmente denunciato ai media internazionali e alla comunità internazionale le violazioni dei diritti umani e della sovranità della Siria. Gli Usa in questo contesto hanno preferito non sporcarsi le mani direttamente utilizzando lo spauracchio dello Stato Islamico per fare i propri interessi scaricandone i costi sull’Europa, solo per fare un esempio. Quando però la Russia ha deciso di intervenire in Siria a favore del governo di Damasco contro i terroristi jihadisti e le bande armate che combattono contro Assad, ecco che gli equilibri sul campo sono cambiati rendendo ancora più plastico il fallimento delle politiche estere incendiarie di sauditi e turchi.

Ora gli Usa sono chiamati a prendere una decisione storica per il futuro del mondo in quanto siamo vicini al punto di non ritorno. Se sauditi e turchi infatti invaderanno la Siria il rischio di un conflitto con l’esercito siriano, e quindi con i russi, diventerebbe concreto. E dato che Ankara è membro della Nato e Riad una solida alleata di Washington, a quel punto per gli Stati Uniti sarebbe quasi scontato l’ingresso in guerra che porterebbe potenzialmente alla Terza Guerra Mondiale. Uno scenario folle che qualsiasi persona avveduta cercherebbe di scongiurare in quanto nell’era del MAD (Mutual Assured Distruction) non sarebbe nemmeno possibile parlare di un eventuale vincitore. Ma quando si innestano le spirali belliche non sempre  gli uomini al comando sono in grado di utilizzare il raziocinio, e la sensazione è che a Riad e ad Ankara coloro che sono disposti alla guerra globale abbiano preso il sopravvento, e anzi lavorino per quello. Purtroppo però se si guarda alla politica estera degli ultimi anni degli Stati Uniti emerge come sia la Russia il reale obiettivo di ogni manovra della Casa Bianca, basti pensare all’allargamento progressivo della Nato a Est, ai recenti fatti in Ucraina e alle conseguenti sanzioni economiche che hanno portato i rapporti tra Mosca e Occidente ai livelli di una nuova Guerra Fredda.

Dopo il Bataclan, le morti di Parigi e il terrore del Califfato Nero dello Stato Islamico lo spaventato Occidente ha se non altro cominciato a domandarsi se non fosse più opportuno collaborare con i russi contro l’Isis, ma non appena l’emozione successiva alla strage e alle morti è scemata, ecco che l’Ue ha preferito nuovamente cedere ai ricatti di Erdogan e di Washington piuttosto che ricucire i rapporti con il Cremlino. Quando i turchi hanno abbattuto il Su-24 russo a novembre al confine siro-turco si è poi davvero sfiorata l’escalation militare, e solo il buonsenso della Russia ha impedito che scoppiasse da subito un conflitto con Ankara, che ne aveva offerto anche il casus belli. Tornando a tempi più recenti i turchi hanno bombardato (lo ha ammesso anche Ankara senza problemi n.d.r.) postazioni dei curdi in territorio siriano ignorando de facto la sovranità di Damasco e sostanzialmente donando un ulteriore pretesto per la guerra, che a oggi non si allarga solamente perchè a Damasco e a Mosca stanno mantenendo i nervi saldi. E questa non è propaganda ma un mero dato di fatto dal momento che non ci risulta che la Nato e Washintgton stiano in qualche modo prendendo le distanze dall’aggressività di Erdogan e Riad, che nei fatti parlano di invadere un paese sovrano e straniero come la Siria.

Da qui l’urgenza della decisione da parte della Casa Bianca: vuole davvero la guerra globale con la Russia? Vale davvero la pena permettere a Erdogan e a Riad di condurre gli Stati Uniti e l’Europa in una guerra tutti contro tutti? Evidentemente qualcuno negli Stati Uniti pensa di sì, anzi lavora da anni esattamente per questo scenario. Ora esiste ancora la possibilità di evitare l’apocalisse, con la storia che pone di fronte l’ennesimo bivio:  cercare un’intesa con Mosca per normalizzare la Siria e disinnescare la conflittualità globale, magari sedendosi a un tavolo, oppure cedere ai falchi, appoggiare l’espansionismo di Erdogan e Riad, accettare di essere in futuro ricordati dalla storia come coloro che appoggiarono l’Isis e scatenarono la guerra mondiale, e accettarne ogni conseguenza. Tertium non Datur, o almeno, non più.

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@Dc

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