Stati Uniti. Crolla l'ennesima prova per l'invasione dell'IraqTribuno del Popolo
mercoledì , 25 gennaio 2017
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Stati Uniti. Crolla l’ennesima prova per l’invasione dell’Iraq

Stati Uniti. Crolla l’ennesima prova per l’invasione dell’Iraq

Nel 2003 la Cia avrebbe smentito in un documento segreto che uno degli attentatori dell’11 settembre si sarebbe incontrato a Praga con un agente di Saddam Hussein. Peccato che proprio questa notizia fu una delle presunte prove evocate dal vicepresidente Cheney per dimostrare la complicità di Baghdad con gli attentati. 

Si parla ormai di 11 anni fa, troppo ma forse ancora troppo poco dal momento che è impossibile almeno per noi dimenticare i convulsi momenti che portarono alla decisione degli Stati Uniti di invadere l’Iraq. In teoria Baghdad non c’entrava nulla con le Twin Towers e Bin Laden, grande amico di Washington sin dai tempi della guerra in Afghanistan contro l’Urss, per questo la Casa Bianca ebbe bisogno di trovare un pretesto per convincere l’opinione pubblica scossa dall’11 settembre ad accettare la guerra in Iraq. Ricorderete Colin Powell e tutte le balle spaziali sull’antrace, con tanto di boccetta sventolata ai quattro venti, oppure le false notizie su Saddam che avrebbe comprato uranio dal Niger o fabbricato armi nucleari, tutte colossali frottole mai surrogate da alcuna prova ma necessarie a costruire l’appoggio sociale all’intervento militare. Una di queste balle spaziali fu quella raccontata dall’allora  vicepresidente Dick Cheney che arrivò ad accusare un emissario del governo di Saddam di aver incontrato uno degli attentatori dell’11 settembre a Praga, come a dire che Baghdad avrebbe avuto un ruolo organizzativo dietro agli attentati. Oggi possiamo dire chiaramente che si trattava anche in questo caso di una balla dal momento che l’ex presidente della Commissione forze armate del Senato, Carl Levin, ha diffuso il documento della Cia datato al 2003 nel quale si smentiva in modo categorico che l’incontro fosse mai avvenuto. Peraltro la fonte sarebbe stata anonima e priva di conferme ma Cheney pensò bene di prenderla per buona in modo da costruire un capo di accusa ai danni di Saddam Hussein. Da allora sono passati oltre dieci anni di guerra nei quali sono morti centinaia di migliaia di iracheni, soprattutto civili, e tutto questo per nulla dal momento che a parte il petrolio non c’era nient’altro che giustificasse una invasione. Oggi, guardacaso, assistiamo alla avanzata dell’Isis contro l’Iraq, e come disse qualcuno se a pensar male si fa peccato, è pur vero che spesso ci si azzecca… Ancor più che oggi ci sembra che la Casa Bianca cerchi di ripetere le stesse mosse contro Siria e Russia fabbricando prove di difficile credibilità, vedi l’attacco chimico di Ghouta addossato senza alcuna prova al governo di Assad oppure l’abbattimento del Boeing della Malaysian Airlines (guardacaso della stessa compagnia di quello scomparso) nel Donbass. Solo coincidenze? 

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