Stati Uniti. Detenuto messicano giustiziato fa calare il gelo tra Washington e Città del MessicoTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Stati Uniti. Detenuto messicano giustiziato fa calare il gelo tra Washington e Città del Messico

E’ stato ucciso il detenuto messicano condannato a morte in Texas, Usa. La sua morte ha letteralmente scatenato un vespaio di polemiche dal momento che la Casa Bianca ha negato al detenuto il diritto di avvalersi dell’assistenza dell’ambasciata, con tanti saluti alla Convenzione di Vienna. 

Edgar Tamayo Arias è spirato a causa di una iniezione letale. Niente di nuovo a leggerla così come notizia, dal momento che sappiamo tutti come negli Stati Uniti, in stridente contrasto con il ruolo di moralizzatori del mondo, esista ancora la pena capitale. Peccato che questa volta l’esecuzione del detenuto abbia scatenato una vera e propria disputa diplomatica tra gli Stati Uniti e il Messico dal momento che al detenuto è stato negato il sacrosanto diritto di avvalersi dell’assistenza dell’ambasciata, in violazione della Convenzione di Vienna. Alla fine in barba alle proteste e ai tentativi diplomatici di mediazione, il cittadino messicano Edgar Tamayo Arias è stato ucciso in quel di Huntsville con una iniezione letale. Il motivo? aver ucciso un poliziotto nel 1994 a Houston. A Arias però sarebbe stato anche negato il diritto di avvalersi dell’ambasciata, un fatto questo molto grave in quanto viola la Convenzione di Vienna. Chiaramente Città del Messico non l’ha presa bene e ha innescato un vero e proprio scontro diplomatico spingendo proprio l’amministrazione Obama a chiedere un rinvio. La Corte suprema Usa ha respinto l’appello in extremis dei legali che avevano invocato una sospensione della condanna per la violazione dei diritti consolari, così non c’è stato nulla da fare e Arias è stato ucciso. Il bello è che nel 1994, quando Arias è stato arrestato al termine di una rapina, non parlava ancora l’inglese ed era considerato mentalmente ritardato. Nessuno gli comunicò che aveva diritto all’assistenza consolare, come previsto dalla Convenzione di Vienna.  Va inoltre ricordato come il Messico abbia abolito la pena di morte, e di conseguenza si era opposto fieramente all’esecuzione sostenendo, non a torto, che il detenuto non sarebbe mai stato condannato a morte se avesse ricevuto l’assistenza appropriata.  Da qui l’offensiva del ministro degli Esteri del Messico che ha subito chiesto “immediate iniziative per evitare altre sentenze in violazione della sentenza della Corte internazionale di giustizia dell’Aja del 2004 che aveva chiesto agli Usa di non pregiudicare il regime di assistenza consolare“. Insomma gli Stati Uniti hanno commesso l’ennesima “vergognosa violazione del diritto internazionale“, come l’ha definita Amnesty International.  Ma in Texas fanno spallucce e vanno avanti come muli per la loro strada.

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