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martedì , 28 marzo 2017
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Stati Uniti dichiarano la “guerra dei sigari” contro Cuba

Non bastava un embargo pluridecennale e immorale, non bastavano le spie e i centinaia di tentativi di assassinare Fidel Castro, non bastava e non basta la disinformazione che viene lanciata continuamente contro Cuba, oggi gli Stati Uniti vogliono andare oltre dichiarando una vera e propria “guerra dei sigari” contro L’Avana.

Gli Stati Uniti hanno appena dichiarato guerra a Cuba, ma non si tratta di una guerra combattuta con armi convenzionali, bensì di una guerra più sottile, la cosiddetta “guerra dei sigari”. Nonostante le aperture di Cuba infatti, Washington sembra essere sorda a ogni distensione con L’Avana anzi, non solo continua a tenere in piedi un embargo ritenuto ingiusto e immorale dalle stesse Nazioni Unite, ma prova a destabilizzare l’isola socialista in tutti i modi leciti e illeciti. Una recente sentenza della Giustizia statunitense infatti,  ha autorizzato la General Cigars Co. a vendere sigari prodotti nella Repubblica Dominicana con il leggendario marchio Cohiba, scatenando la comprensibile ira del governo cubano. Si tratta di quello che all’Avana hanno identificato come “l’ennesimo furto sfacciato” degli americani dopo quello del rum Havana club con la scusa dell’embargo imposto all’isola. Come ha riportato l’Ansa, la  Commissione di Processi ed Appello per i Marchi Registrati (Ttab) americana ha respinto infatti la richiesta presentata dalla Cubatabaco (che confeziona i sigari Cohiba per il governo) per impedire l’uso della marca da parte della General Cigars. Il motivo della sentenza è semplicemente ridicolo: La Cubatabaco sarebbe colpevole di non possedere una personalità giuridica nel territorio americano, e quindi non può  presentare azioni legali presso gli organismi del Paese. Insomma una sorta di furto legalizzato, una vera e propria ingiustizia che i media internazionali dovrebbero mettere in luce, sottolineando l’arroganza con cui gli Stati Uniti si comportano nei confronti dei propri rivali commerciali. Cubadebate, il sito web del governo, ha attaccato la decisione della Ttab e ha dichiarato che “il furto sfacciato delle marche cubane negli Stati Uniti continua ad essere protetto dalle autorità federali di quel Paese, che si giustificano con i regolamenti del blocco economico, finanziario e commerciale che Washington pratica contro Cuba“. A dispetto delle parole di facciata quindi, il governo Obama continua a connotarsi per un chiaro orientamento anticubano. E dire che la storia dei Cohiba è una storia legata a doppio filo con quello della gloriosa Revoluciòn, la stessa che portò al trionfo Fidel Castro e Ernesto Che Guevara. Il prodotto nacque nel 1966 come prodotto premium per gli alti dirigenti del Partito Comunista Cubano, e la loro stessa origine è leggendaria. Fu lo stesso Fidel infatti a innamorarsi della miscela di foglie di tabacco che fumava una sua guardia del corpo: “Vedevo che fumava sempre dei sigari molto aromatici, e quando gli chiesi di che marca fossero – raccontò Fidel in una intervista alla rivista Cigar Aficionado nel 1994 – mi disse che era una miscela speciale che fabbricava un amico suo. Me ne fece provare uno o lo trovai così buono che contattai il suo amico, lo portammo in una fabbrica e ci spiegò il tipo di tabacco che usava, che foglie e da quali piantagioni. Così mettemmo su un gruppo di lavoratori e partì la produzione. E ora Cohiba è un nome noto in tutto il mondo“. La Cubatabaco mise sul mercato le prime varietà di Cohiba nel 1982, in occasione dei mondiali di calcio, ma a causa dell’embargo i sigari non possono essere venduti negli Stati Uniti. Per questo motivo la General Cigar, controllata dalla Scandinavian Tobacco Group, nel 1978 pensò bene di registrare il marchio negli Usa e di distribuire sigari negli anni Ottanta negli Stati Uniti. Fu allora che L’Avana, giustamente, cominciò una battaglia legale che è terminata proprio con la vergognosa sentenza della Ttab, una sentenza dal forte sapore politico che serve a lanciare un nuovo messaggio di chiusura verso Cuba. Insomma, la stessa truffa orchestrata ai danni di Cuba con il marchio dell’Havana Club, marchio registrato negli Usa dalla Bacardi.

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