Stati Uniti. Divampa la rivolta di Ferguson, e ora la Casa Bianca tremaTribuno del Popolo
martedì , 12 dicembre 2017
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Stati Uniti. Divampa la rivolta di Ferguson, e ora la Casa Bianca trema

Ancora una notte di scontri a Ferguson, in Missouri, dove la popolazione si è radunata ancora una volta sfidando il coprifuoco per protestare contro l’uccisione a sangue freddo di Michael Brown  da parte della polizia. E ora la Casa Bianca non può più ignorare la sommossa che sta infiammando l’America.

La comunità di Ferguson non riesce a dimenticare quello che è successo il 9 agosto, quando un agente di polizia ha letteralmente freddato con sei colpi di pistola, di cui due alla testa, Michael Brown, giovane afroamericano accusato di aver, forse, rubato dei sigari in un supermarket. Centinaia di cittadini sono scesi in piazza per protestare contro quello che si configura come l’ennesimo caso di violenze da parte delle forze dell’ordine ai danni di cittadini afroamericani. Sfidando il coprifuoco e il massiccio dispiegamento di forze dell’ordine i manifestanti si sono comunque radunate a Ferguson e hanno risposto all’ordine della polizia di disperdersi con il fitto lancio di pietre e bottiglie. Il bilancio degli scontri ci parla di almeno 31 arrestati e stando a quanto riferito dal capitano di polizia Ron Johnson, citato dalla Cnn, ai manifestanti si sarebbero aggiunti anche uomini provenienti da New York e dalla California. Insomma la morte di Michael Brown ha svegliato una parte di America che si fingeva che non esistesse, quella del degrado che convive con il razzismo e uno Stato che all’esterno si mostra come democratico ma che all’interno non tollera proteste di alcun tipo all’ordine costituito. Così il Washington Post con una punta di angoscia ha riferito che a Ferguson sono arrivati manifestanti provenienti da Chicago, Detroit, Brooklyn, ma anche da altre città degli Stati Uniti. Il Wp ha anche riportato una intervista a uno dei leader della protesta che ha mostrato di avere le idee chiarissime sulla posta in gioco: “Siamo disoccupati, e questo e’ il nostro lavoro ora: avere giustizia se questo significa violenza, per me va bene. Ci hanno fatto questo per anni”. Di conseguenza anche la Casa Bianca sta cominciando a preoccuparsi dopo oltre nove giorni di disordini e ormai numerosi appelli alla calma anche da parte dello stesso presidente Obama. Del resto la polizia ci sta mettendo del suo per esacerbare gli animi, nella giornata di ieri ad esempio ha compiuto diversi arresti tra cui un fotografo della Getty Image, Scott Olson, rilasciato poi solo alcune ore dopo. A Ferguson ieri si è vista anche la Guardia Nazionale chiamata dal governatore del Missouri, e la situazione è degenerata in serata quando manifestanti e polizia sono venuti a contatto. Uno dei pochi modi per far scemare le proteste potrebbe essere quello di arrestare l’agente responsabile della morte del giovane di colore, un’arresto richiesto a gran voce anche dai genitori del ragazzo. La sensazione però è che un malessere più profondo stia affiorando approfittando del pretesto dell’assassinio di Brown, il malessere degli Stati Uniti più poveri e dimenticati, quelli che vivono senza tutele e senza lavoro, ai margini di una società sempre più atomizzata. Un’America che Obama e soci non saranno più in grado di ignorare.

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