Stati Uniti. I dubbi di Mosca sullo sbarco sulla LunaTribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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Stati Uniti. I dubbi di Mosca sullo sbarco sulla Luna

In perfetto clima da Guerra Fredda il Cremlino ha deciso di rispondere colpo su colpo alle provocazioni della Casa Bianca. Anzi, Vladimir Markin, portavoce del Comitato investigativo del governo russo, ha pensato bene di rilanciare i dubbi sull’avventura spaziale degli Stati Uniti sulla Luna. 

Gli Usa sono andati davvero sulla Luna? Secondo la versione del mainstram sicuramente sì, e quelli che lo mettono in dubbio diventano dei personaggi caricaturali, privi di qualsivoglia credibilità. La domanda però rimbalza ancora tra le sale del Cremlino, e Vladimir Markin,  portavoce del Comitato Investigativo del governo russo, ha deciso di rispondere alle continue provocazioni degli Stati Uniti tirando in ballo proprio l’annosa questione della missione spaziale americana sulla Luna. Solo una provocazione? Forse. Intanto però la Russia ha fatto sapere di voler aprire una indagine per scoprire se davvero gli americani hanno inviato uomini sul satellite terrestre con le missioni Apollo. Markin ha lanciato la provocazione su un editoriale del quotidiano russo Izvestija, proponendo di aprire una inchiesta internazionale per “rivelare nuovi retroscena su questi storici viaggi spaziali“. Ma non si tratta di una provocazione del tutto destituita di fondamento dato che lo stesso Markin ha detto che si potrebbe comprendere meglio grazie a una inchiesta come mai la Nasa abbia distrutto i filmati originali del primo allunaggio del celebre Neil Armostrong nel luglio del 1969, nel pieno della Guerra Fredda che divideva il mondo in due blocchi contrapposti. “Non vogliamo sostenere che gli americani non siano andati sulla Luna e che abbiano semplicemente girato un film sulla missione. Ma tutti questi manufatti scientifici – o forse culturali – fanno parte del patrimonio dell’umanità e la loro scomparsa senza lasciare traccia è una perdita per tutti noi. Un’indagine potrebbe rivelare che cosa è accaduto“, ha punzecchiato Markin, e la sua provocazione non è andata di certo ignorata.

Guardacaso nel 2006 era stata la stessa Nasa ad ammettere di non essere più in grado di rintracciare i nastri dell’Apollo 11, una rivelazione grottesca che è passata forse troppo inosservata nell’opinione pubblica americana e occidentale, ma non quella russa. Una inchiesta interna appurò peraltro che vennero cancellati i video del 1969 assieme ad altre 200.000 registrazioni, il tutto ufficialmente per riutilizzare le cassette e risparmiare sul budget. Una giustificazione molto debole che non convince nessuno, sicuramente non il Cremlino che pensa che si sia trattata di una operazione per eliminare filmati che avrebbero potuto rivelare particolari molto scomodi per la Casa Bianca se osservati con le tecnologie odierne. Ma se pensate che siano solo dicerie basterebbe osservare la storia delle pietre lunari portate al termine della missione Apollo 11. Nel 1973 il presidente Nixon decise di regalare alcune pietre lunari a diversi paesi del mondo, ma stranamente ben 180 di questi reperti mancherebbero all’appello. Dulcis in fundo la pietra lunare donata da Armstrong al museo di Amsterdam si è rivelata essere niente altro che una roccia terrestre, alimentando così dubbi e sospetti su tutta la missione.

Inoltre nel 1969 il Cremlino accusò gli Usa di aver inscenato l’allunaggio in quanto gli Stati Uniti non avrebbero avuto ancora a disposizione la tecnologia necessaria per un’impresa di quel tipo. A quel tempo però vi era un tale clima di Guerra Fredda che quelle sovietiche vennero viste solamente come insinuazioni invidiose di una potenza rivale. Insomma, a Washington hanno pensato bene di riesumare la Guerra Fredda con la Russia, ma forse qualcuno si è dimenticato che il rinfocolare questa conflittualità potrebbe comportare, per la Casa Bianca, aprire fastidiosi armadi impolverati e pieni di scheletri.

gb

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