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lunedì , 23 gennaio 2017
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Stati Uniti. Il Boia uccide il disabile mentale Marvin Wilson

La Corte Suprema non ha fermato la mano del boia e ha confermato la sentenza di morte per Marvin Wilson per l’omicidio avvenuto nel 1992 di Jerry Williams. Marvin Williams soffriva di ritardi mentali ma questo non ha impedito che il boia gli applicasse l’iniezione letale. 

Alla fine Marvin Wilson alle 18,27, ora americana, è passato a miglior vita dopo aver subito l’iniezione letale del boia. A nulla sono servite le proteste e le mobilitazioni delle  associazioni per i diritti umani e l’ultimo appello presentato dall’avvocato  Lee Kovarsky affinché la Corte Suprema tenesse conto dei ritardi mentali di cui Wilson era affetto e fermasse l’esecuzione. La Corte Suprema ha quindi fatto eseguire la sentenza di condanna a morte a seguito dell’omicidio avvenuto nel 1992 di Jerry Williams. “Sono venuto qui da peccatore e me ne vado da santo. Riportami a casa Gesù”, queste le ultime struggenti parole di Wilson, un uomo cui era stato fatto anche il test per calcolare il quoziente intellettivo e aveva raggiunto solamente 61 punti. Con un punteggio così basso la condanna a morte ai suoi danni avrebbe potuto essere commutata in ergastolo, ma alla fine la Corte Suprema ha optato per la pena capitale.  Marvin Wilson dunque è stato il detenuto giustiziato numero 484 del Texas, il 246esimo da quanto nel dicembre del 2000 il repubblicano Rick Perry è diventato governatore. Nonostante i ritardi mentali Wilson però ha sempre negato di aver ucciso il collaboratore della polizia Jerry Williams, reo di averlo denunciato come spacciatore di cocaina. La questione della condanna a morte di Wilson però ha scosso l’America dal momento che per stabilire un “ritardo mentale” la Corte Suprema si è sempre affidata all’ American Psychiatric Association and the American Association of Mental Retardation,due organi che hanno fissato a 70 punti di Q.I. la soglia per capire se qualcuno possa essere considerato affetto da ritardi mentali. Nei sette anni in cui l’avvocato ha fatto leva su questo punto l’asticella del QI di Wilson ha oscillato in nove diversi test tra il 75 e i 61 punti, risultato quest’ultimo raggiunto con le prove più accurate e avanzate, ma questo non ha fermato la Corte Suprema.  Ha senso condannare a morte un disabile mentale che, da bambino, sembrava non essere nemmeno in grado di allacciarsi le scarpe e di contare i soldi? Per l’accusa Wilson riusciva a svolgere lavori manuali, aveva lavorato nel settore edilizio e il fatto che spacciasse dimostrava la sua capacità di gestire i soldi, tutte. Secondo l’avvocato Kovarsky, è invece “un oltraggio” che il Texas, uno dei 33 Stati Usa che ancora applicano la pena capitale, e dove ben il 70% dei cittadini si dice favorevole alla pena capitale, utilizzi metodi non scientifici per decidere chi condannare a morte.

 

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