Stati Uniti. Il Default fa paura, ma non alle spese militariTribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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Stati Uniti. Il Default fa paura, ma non alle spese militari

Mentre dopo lo “shutdown” ospedali, musei e parchi naturali sono stati chiusi, in qualche modo la Casa Bianca ha trovato il modo per non ridurre le spese militari. 

Photo Credit: image by @GOPLeader

Da qualche ora tutti i parchi naturali, vedi quello di Yellowstone, sono chiusi, stessa cosa si può dire per tutti i musei, per la Nasa, per gli stipendi degli operatori delle poste e persino delle scuole, ma non per le spese militari. Stiamo parlando dei risultati dello “shutdown” che ha colpito gli Stati Uniti, risultato del ricatto repubblicano nei confronti di Obama e dell’ “obamacare”. E mentre gli Stati Uniti sono alle prese con una crisi economica preoccupante, in qualche modo il Pentagono è riuscito a ricevere altri cinque miliardi di dollari, mentre gli stipendi di marines e personale militare, diversamente da quello dei poliziotti, sono stati garantiti. Insomma in tempi di crisi tutto, ma proprio tutto può essere messo in discussione, tutto tranne l’esercito, che continua a essere foraggiato persino in Italia e in Grecia. L’Huffington Post ha pubblicato a questo riguardo un dettagliato elenco degli incrementi delle spese militari per il Pentagono nei giorni dello shutdown: Il primo ottobre ha speso 5 miliardi di dollari, mentre 800.000 dipendenti pubblici ricevevano l’avviso che saranno messi in congedo per 22 giorni nei prossimi 5 mesi. I contratti distribuiti in 24 ore sono stati 94. In soldoni, una pioggia di quattrini per l’elite dell’industria militare. Non solo, la Raytheon ha ricevuto 230 milioni di dollari dell’Agenzia per la difesa contro i missili. Questi dollari verranno utilizzati per costruire una stazione marina a raggi X che dovrà individuare eventuali lanci di vettori balistici in Asia, con particolare attenzione a Iran, Corea del Nord e Cina. Sono riusciti a trovare sette milioni di dollari versati dal Laboratorio di ricerca dell’Aviazione di Washington all’università Jhon Hopkins per sviluppare un software che sia in grado di scegliere gli eventi significativi nella massa di comunicazioni ed immagini rastrellati in tutto il mondo. Non solo, l’Agenzia Logistica della Difesa ha firmato un accordo da due miliardi e mezzo di dollari con la fabbrica di motori Pratt & Whitney per pezzi di ricambio e un secondo contratto da 65 milioni di dollari per elmetti militari della Bae Systems. Altri 139 milioni di dollari sono stati investiti dalla Marina Usa in sonar da applicare ai cacciatorpedinieri della Arleigh-Burke per individuare sottomarini e mini subacquee. Altri 40 milioni sono stati destinati all’acquisto di bombe a mano fabbricate a Vihtavouri, in Finlandia, sofisticati ordigni che permettono di scegliere la potenza dell’esplosione. Tutto questo senza contare il solito acquisto di droni Mq-9 Reaper prenotati dalla Francia, e i 64 milioni di dollari destinati alla Lockheed per comprare satelliti spia con raggi infrarossi. Insomma una vera e propria pioggia di milioni che gli Stati Uniti ritengono importante spendere per armi e settore militare piuttosto che per garantire gli stipendi a migliaia di lavoratori che, con il loro lavoro, rendono un servizio ai cittadini.

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