Stati Uniti. Il fallimento di Detroit e la fine dell' "American dream"Tribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Stati Uniti. Il fallimento di Detroit e la fine dell’ “American dream”

Detroit è fallita. Proprio così la metropoli americana capitale dell’auto ha fatto bancarotta di fronte ai 18,5 miliardi di dollari di debito.

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Sembra incredibile ma proprio Detroit, una delle metropoli americane entrate nell’immaginario mondiale come simbolo della potenza e dell’opulenza a stelle e strisce, è scivolata all’inferno. Il motivo? Una bancarotta da 18,5 miliardi di dollari cui l’amministrazione della città non è più riuscita a far fronte. E poco ha importato che Detroit fosse la capitale dei motori e della musica nera, nulla è valso a evitare che diventasse la prima metropoli americana ad arrendersi di fronte all’impossibilità di pagare i propri debiti.l commissario straordinario, Kevyin Orr non è riuscito nel miracolo che gli aveva chiesto a marzo il governatore del Michigan Rick Snyder, che ora di fronte al fallimento non può che rassegnarsi: Mi sembra che non ci sia altra soluzione”. Orr le ha provate tutte per provare a salvare Detroit, prima parlando direttamente con i creditori per convincerli ad allentare la presa, poi con i sindacati per provare a tagliare il personale e ridurre le retribuzioni. Al termine di una riunione più difficili, verso la fine di giugno era anche sbottato  davanti ai microfoni: “Servono sacrifici dolorosi e devono essere condivisi da tutti. Ognuno deve fare la sua parte, altrimenti sarà la bancarotta”.  E alla fine bancarotta è stata, con i i cittadini che sono scesi in piazza per protestare contro i licenziamenti e i tagli delle pensioni. Ogni tentativo di salvare i conti della città sono falliti, e quindi si è optato per il fallimento anche se arriva in un momento in cui i grandi colossi dell’auto, vedi Gm, Ford e Chrysler, cominciano a vedere la luce in fondo al tunnel. Siamo una grande città, ma siamo in declino da oltre sessant’anni”, ha spiegato Orr, prendendo atto che Detroit ha dovuto negli ultimi anni far fronte a spese crescenti ma con introiti sempre più ridotti dal momento che la base fiscale cui far pagare le tasse si è erosa. Del resto Detroit negli anni Cinquanta aveva qualcosa come due milioni di abitanti, e oggi ne ha 800.000 scarsi, un declino del 26% dal 2000, una città che si sta spopolando progressivamente, con migliaia di edifici sfitti e disabitati. Una città che sta andando in malora dal momento che la disoccupazione negli ultimi dieci anni è aumentata dal 7,6% al 18,6%; per non parlare della criminalità che prospera in una città con il 40% delle luci stradali che viene tenuta spenta per risparmiare. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state delle operazioni finanziarie sbagliate, intervallate da veri e propri episodi di corruzione nelle istituzioni. E ora? Ora il commissario venderà gli asset cittadini per fare cassa, e in molti credono che questo sarà un colpo terribile al nome e al blasone di Detroit. E soprattutto sono in molti a temere che la capitale dei motori sia solamente la punta dell’iceberg.

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