Stati Uniti. In arrivo il nuovo rapporto sulle torture della CiaTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Stati Uniti. In arrivo il nuovo rapporto sulle torture della Cia

Il  Comitato americano di Intelligence del Senato ha diffuso il 9 dicembre un rapporto di 500 pagine sulle torture praticate dopo l’11 settembre dalla Cia. La Casa Bianca ha persino paura che dopo la diffusione di questi documenti i cittadini americani all’estero si troveranno in pericolo. 

Il rapporto sulle torture praticate dalla Cia dopo l’11 settembre pubblicato il 9 dicembre in Senato potrebbe avere implicazioni ben più gravi del previsto. Il timore infatti è che la sua divulgazione possa in qualche modo accendere gli animi e mettere addirittura in pericolo i cittadini americani che si trovano all’estero. La storia di questo rapporto arriva a due anni fa quando il Comitato di Intelligence del Senato completò la sua indagine sulla detenzione e le torture praticate dalla Cia nei confronti dei prigionieri sotto l’amministrazione Bush. Chiaramente la stesura stessa del rapporto ha minato profondamente i rapporti tra il comitato e la Cia e ha dato il via a intensi dibattiti in seno allo stesso comitato come riferito da Dafna Linzer su MSNBC.com nel suo articolo chiamato “Cinque cose da sapere sul rapporto del Senato sulla tortura“. Nel rapporto sarebbero state descritte le pratiche di interrogatorio della Cia utilizzate nei confronti dei prigionieri, tattiche che vanno dal waterboarding fino alla privazione del sonno, alle fine esecuzioni, alle minacce nei confronti di minori, etc. Tutti metodi che si configurano secondo i gruppi per i diritti umani come torture inumane. Chiaramente la Cia non era così entusiasta della pubblicazione del rapporto, perlomeno non nella sua interezza, e anche per questo la Casa Bianca ha deciso di pubblicare una versione di 500 pagine del rapporto. Tuttavia la Casa Bianca ha paura che il rapporto potrebbe scatenare pensieri di vendetta nei confronti dei cittadini americani all’estero. Tutto cominciò comunque dopo l’11 settembre, quando cioè la Cia cominciò un programma per catturare membri di Al Qaeda e detenerli in prigioni segrete altrimenti note come “Black Sites”. Qui la Cia ha utilizzato ogni genere di interrogatorio nei confronti dei prigionieri, e tra loro c’era sicuramente Khalid Sheikh Mohammed, la presunta mente dell’attacco alle Twin Towers. L’utilizzo della tortura era ampiamente conosciuto dall’amministrazione Bush, basti pensare che il vicepresidente Dick Cheney e il direttore della Cia, Michael Hayden, sostennero più volte che “la tortura funziona“, mostrando quindi di essere consapevoli di quello che succedeva nei “Black Sites” e persino entusiasti della pratica del “waterboarding”. Peccato che il rapporto indichi nell’aprile del 2012 come le tecniche di interrogatorio utilizzato non abbiano permesso di ottenere nessuna informazione utile per ritrovare Osama Bin Laden, ovvero il vero obiettivo di tutto il progetto. 

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