Stati Uniti, l'11 settembre, e la sindrome di StoccolmaTribuno del Popolo
mercoledì , 28 giugno 2017
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Stati Uniti, l’11 settembre, e la sindrome di Stoccolma

Siamo arrivati all’ennesimo anniversario dell’11 settembre. Come al solito non mancano coloro che, con la bava alla bocca, si scagliano contro coloro che mettono in discussione la “versione ufficiale”. Secondo noi si tratta di una “sindrome di Stoccolma” di massa…

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Avete presente la sindrome di Stoccolma? Sì, quella che spinge i prigionieri a simpatizzare e quasi parteggiare per i propri aguzzini. Ecco, secondo noi si può parlare di questa sindrome per quel che riguarda l’11 settembre. Tutti avete ancora in mente le immagini di quel fatidico giorno, e tutti avete sicuramente avuto modo di approfondire l’accaduto con documentari, speciali, immagini. Una cosa è certa, ci spiace molto per le migliaia di morti innocenti, ma noi la versione ufficiale non ce la beviamo. E questo non lo diciamo perchè siamo “ribelli” e “fighi” ma perchè abbiamo un nostro pensiero critico e non riusciamo a far finta di nulla di fronte alla sparizione di un Boeing all’interno del Pentagono o di fronte alle incongruenze clamorose dietro il crollo delle Twin Towers. La verità poi a volte viene fuori, vedi le immagini ridicole dello schianto al Pentagono con vetri intatti e uno squarcio nel muro assolutamente non dovuto all’impatto con un aereo di linea, per non parlare del fatto che l’incidente sia avvenuto nell’unico spicchio del Pentagono in quel momento lasciato vuoto. Per non parlare poi delle tracce di nanotermite, esplosivo militare, rinvenute nelle macerie delle Twin Towers, e della terza torre, quella crollata subito dopo, di cui più nessuno parla, guarda un pò. Insomma noi non sappiamo cosa sia successo, non siamo onniscenti, non abbiamo la sfera di cristallo. Sappiamo però che la versione ufficiale è completamente falsa, sappiamo che quell’attentato ha creato le condizioni morali per l’attacco all’Afghanistan prima, e all’Iraq poi. Di fronte a tutto questo c’è ancora qualcuno che stolidamente e in modo quasi fanatico continua a difendere la versione ufficiale, arrivando persino a offendere quando non a dileggiare chi continua a chiedere la verità, come se scoprire il motivo per cui tante persone sono morte sia un mancare loro di rispetto. E’ proprio questa la sindrome di Stoccolma applicata al mondo contemporaneo, il non voler vedere e parteggiare per coloro che in fondo, sappiamo essere in parte i responsabili. Esageriamo? Bhe scusate, ma se ci raccontano una versione ufficiale che non collima la verità, quale sarebbe il fine? Probabilmente nascondere qualcosa. E la stessa sindrome affligge l’Occidente in generale nel momento in cui si allinea sempre e comunque sulle posizioni di Washington, anche quando, quasi sempre, sono contro i propri interessi.

Gracchus Babeuf

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