Stati Uniti. La lotta per i bagni unisex scalda più di quella contro le ingiustizie socialiTribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
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Stati Uniti. La lotta per i bagni unisex scalda più di quella contro le ingiustizie sociali

 Non si tratta di uno scherzo di pessimo gusto. Il New Yorker  ha pubblicato un articolo nel quale si ragiona circa il superamento della separazione dei bagni pubblici femminili e maschili. Sembra quindi che negli Stati Uniti, il paese che impone le mode e detta le regole al mondo, si sia consumata la morte di ogni rivendicazione sociale mentre invece le lotte individuali diventano le uniche “accettabili” in quanto non mettono in discussione la redistribuzione delle ricchezze.

Il New Yorker ha pubblicato un articolo che farebbe quasi ridere non fosse che ci troviamo in tempi talmente cupi da suggerire di prendere molto seriamente quello che in altre circostanze verrebbe preso con leggerezza. In un mondo in cui ci sarebbe bisogno eccome di innestare dibattiti circa le ingiustizie globali per trovare soluzioni a un sistema che sembra essere in grado solo di produrre sfruttamento su larga scala, il mondo aglosassone americano, ovvero l’apice della nostra civiltà secondo i fan degli Usa, si interroga sulla possibile abolizione dei bagni pubblici separati. Per carità, ognuno è giustamente libero di poter fare quello che vuole e dire quello che vuole, ma segnaliamo che non è certo da ora che un certo progressismo all’americana, spogliato quindi di ogni caratteristica “sociale” e di ogni riferimento al socialismo, e quindi alle radici della sinistra europea, detta la linea delle “futura sinistra globale” che ovviamente dovrà essere una sinistra accettabile per Washington. Nei fatti dunque a non essere accettati dalla politica americana sono quei movimenti politici e sociali che in qualche modo mettono in discussione la redistribuzione delle ricchezze, è questo che gli americani non sono disposti a mettere in discussione. Così può capitare che si conceda spazio pubblico persino alla lotta per i bagni unisex mentre rivendicazioni per salari più giusti e contro le rivendicazioni sociali vengono quasi interpretate come cose “vecchie” e da “sfigati”. Ciò che conta qui e oggi è l’individualismo e gli Usa vogliono plasmare un mondo che discuta di cose che riguardano i singoli individui in quanto l’orientamento sociale, quello sì, è fuori dal tavolo della politica.

Cercando di semplificare quello che vogliamo dire, la sensazione è che chi trae vantaggio da questo state di cose abbia tutto l’interesse a far sì che il restante 99% delle persone parli dei fatti propri o comunque di cose secondarie, non della sostanza del fatto che un 1% vive alle spalle del restante 99%. Così è forse casuale che proprio quando il capitalismo mostra plasticamente il proprio fallimento ci sia un proliferare di campagne e battaglie per diritti individuali (sacrosanti per carità) che riguardano ad esempio la sfera personale, l’educazione sessuale e l’identità di genere mentre invece si assiste a un totale impoverimento dell’attivismo sociale? Noi crediamo di no. E crediamo che alcuni intellettuali e think tank americani e non solo abbiano come esatto obiettivo proprio questo, il Divide et Impera, ovvero impedire che possa nascere una coscienza di classe comune tra gli sfruttati che devono continuare a essere divisi tra razzisti e antirazzisti, pro gay e anti gay e così via. Con questo vuol dire che noi non crediamo siano utili i diritti individuali? Assolutamente no, sono importantissimi. Semplicemente lottare per ottenere quelli e non per ottenere conquiste sociali li renderà lettera morta in quanto la società continuerà a produrre ingiustizie ed egoismi e gli esseri umani continueranno a perdere valori in quanto tali, rendendo così del tutto inutili le loro conquiste identitarie.

Gb

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