Stati Uniti. La protesta di #Ferguson brucia l'AmericaTribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Stati Uniti. La protesta di #Ferguson brucia l’America

Le proteste cominciate a Ferguson a causa della mancata incriminazione dell’agente bianco Darren Wilson che uccise il giovane Mike Brown il 9 agosto stanno velocemente dilagando in tutta America. Obama lancia un appello alla pace ma la società americana sembra troppo divisa e la richiesta di giustizia da parte della popolazione nera aumenta sempre di più.

Gli Stati Uniti sono una autentica polveriera sociale sotto molti punti di vista e sicuramente non sono quella terra dell’eden che viene propagandata da alcuni sostenitori di Obama. La realtà è che la società americana è una società atomizzata e divisa dove l’integrazione, a dispetto del fatto che il presidente è un uomo di colore, è avvenuta solo sulla carta. Nella pratica avvengono tragedie come quella di Ferguson, dove un ragazzo di colore, Mike Brown, venne freddato il 9 agosto dall’agente di polizia bianco Darren Wilson dopo aver rubato una scatola di sigari in un supermarket. Anche allora i cittadini bruciarono le macchine innalzando le barricate per protestare, ma Obama promise loro giustizia, la giustizia che non è stata fatta dal momento che il Gran Jury ha dichiarato il non luogo a procedere per insufficienza di prove nei confronti di Wilson. Impossibile per molti americani di colore rimanere impassibili, questo mentre ogni giorno arriva la notizia di un nuovo ragazzo ucciso per errore dalla polizia. E da Ferguson, come prevedibile, la protesta si è velocemente propagata altrove raggiungendo anche New York e Los Angeles e passando per Chicago, Denver e Boston dove migliaia di neri, ma anche di bianchi, si sono radunati in strada per protestare contro un verdetto ritenuto inaccettabile. Le relazioni razziali negli Stati Uniti sono ancora una ferita aperta, una sorta di emergenza nazionale che mette in risalto la vera natura della società americana. Gli Stati Uniti si ergono a giudici del mondo, eppure in casa loro il problema dell’integrazione razziale non è ancora stato superato. Wilson, l’agente di polizia, continua a sostenere di avere la coscienza pulita e di aver sparato per difendersi, ma in molti credono che se Brown fosse stato un ragazzo bianco stranamente il colpo di pistola non sarebbe partito. Obama, in visibile imbarazzo, glissa e invita alla calma prendendo le distanze dai violenti, ma ormai è impossibile far finta di niente ed è impossibile non vedere che la comunità nera americana non ne può più e ha scelto il caso di Brown come pretesto per sfogare una insoddisfazione covata nel tempo. Una insoddisfazione che parte dalle violenze della polizia contro i neri per finire con rivendicazioni di tipo economico e proteste contro la diseguaglianza ancora altissima anzi in certi casi persino peggiorata negli ultimi tempi. Ma nelle proteste si sono visti per la prima volta anche molti bianchi, anche loro stanchi di un meccanismo, quello della società americana, che emargina sempre più persone e produce benessere per sempre meno persone. Le rivolte negli Stati Uniti mostrano in modo inequivocabile che esiste un problema sociale nel modello americano che eleggendo l’individualismo a unico valore finisce per disgregare i legami sociali e per polverizzare la solidarietà.

Dc

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top