Stati Uniti, la terra delle opportunità? Si, ma per i narcosTribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Stati Uniti, la terra delle opportunità? Si, ma per i narcos

Pablo Escobar, noto narcotrafficante, avrebbe dichiarato: “Meglio una tomba in Colombia che una prigione in America”. Oggi le cose sembrano essere molto cambiate in quanto molti narcos estradati negli Usa dalla Colombia tra il 2000 e il 2007 sarebbero oggi cittadini liberi con tanto di conti nei paradisi fiscali ai Caraibi. 

“Meglio una tomba in Colombia che una prigione in America”, è questa la frase leggendaria che secondo la tradizione popolare avrebbe pronunciato Pablo Escobar, il narcotrafficante più famoso al mondo che è tornato di moda grazie alle fortunate serie tv di Netflix che stanno riscuotendo un grande successo in tutto il mondo. Il telefilm, molto ben fatto, è basato sul best seller dell’ex agente della Cia Mark Bowden, e ha se non altro il pregio di mostrare un quadro della situazione in Colombia molto realistico, con luci e ombre, all’interno del quale il confine tra “buoni” e “cattivi” si sfuoca fino a scomparire del tutto. Come ha scritto Dimitri Buffa su “Il Tempo” però le cose sembrano andare molto diversamente negli ultimi anni, e Washington da terrore dei nercos sembra essere divenuta una mèta tutto sommato rassicurante dal momento che tra il 2000 e il 2007 quasi tutti i signori della droga estradati negli Usa dalla Colombia sarebbero ormai cittadini americani a tutti gli effetti con tanto di green card e conti milionari nei paradisi fiscali dei Caraibi. Buffa va anche ancora di più nei dettagli e ci spiega come questi narcos abbiano ricevuto pene lievi non superiori ai 12 anni di carcere, ma difficilmente qualcuno di loro è rimasto in carcere per più di 8 anni. E dire che oggi in Colombia vorrebbero dagli Usa questi narcos per processarli per crimini contro l’umanità come razzie di villaggi, stragi, omicidi etc. Ironia della sorte dato che ai tempi di Escobar era proprio la paura dell’estradizione negli Stati Uniti a farla da padrone nel mondo dei narcos.

Ciascuno di questi 44 boss ha siglato dei “secret deals” con le passate amministrazioni americane. Consengnando qualche loro complice e aiutando a smantellare qualche decina di laboratori di lavorazione all’ingrosso della cocaina. Poca roba che però ha consentito loro di garantirsi il futuro. Questa storia era il pezzo forte di ieri sul New York Times in un lunghissimo articolo di Deborah Sontag“.

Fonte: http://www.iltempo.it/esteri/2016/09/12/dolce-vita-da-narcos-colombiano-in-usa-1.1572493

tribuno del Popolo

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