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domenica , 28 maggio 2017
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Stati Uniti. Le elezioni viste dal Messico

Le elezioni alla Casa Bianca incombono, ma cosa cambierà per i messicani? Vediamo più da vicino timori e speranze di Città del Messico.

 

Povero Messico, così vicino agli Stati Uniti e così lontano da Dio“, lo disse Porfirio Diaz più di un secolo fa , e mai battuta è stata così realistica e attuale anche a distanza di decenni. E’ proprio così il Messico è un grande Paese, ricco di risorse naturali e umane, eppure per certi versi rimane quasi frustrato dalla presenza dell’ingombrante vicino americano. Anche per questo diventa quasi inevitabile per il Messico guardare con attenzione alle imminenti elezioni negli Stati Uniti, chi vincerà?

Oltre 3.000 chilometri di frontiera comune, destinazione dell’80% delle esportazioni messicane, residenza di 33 milioni di compatrioti emigrati e principale terminale del traffico di droga sono alcuni dei fattori che legano a doppio filo Città del Messico con Washington, ancor più che con l’entrata in vigore del NAFTA (North American Free Trade Agreement) nel 1994, le vicende interne agli Stati Uniti sono entrate con prepotenza anche nei media messicani. Non che sia solo fascino e ammirazione, tutt’altro, milioni di messicani provano invece risentimento, ma nelle regioni settentrionali vicine al confine ormai si sta consolidando una cultura ibrida che si manifesta quotidianamente nel linguaggio, nella cultura, nelle usanze.

Non bisogna però credere che i messicani votino automaticamente democratico; anzi stranamente uno dei presidenti che più ha fatto per rinsaldare i legami tra i due paesi è stato George W. Bush, quello più distante e assente Obama. Tuttavia, i repubblicani sono considerati assai più duri in politica migratoria e di sicurezza alle frontiere. Da ricordare l’approvazione della polemica legge dell’Arizona SB1070, che criminalizza la presenza di clandestini, vissuta in Messico come un affronto nazionale.Le riforme migratorie avanzate da Bush e Obama al fine di regolarizzare milioni di persone si sono scontrate con il Congresso e le spinte protezioniste dei sindacati democratici, specialmente in questi tempi di crisi occupazionale. Anche per questo motivo in molti in Messico sperano che vinca Obama le prossime elezioni, così un secondo mandato potrebbe dargli maggiore libertà di manovra. Vi è però un altro aspetto, importantissimo, e soprattutto rivoluzionario. Per la prima volta nella storia infatti, il flusso migratorio dal Messico verso gli Stati Uniti si è arrestato. La crisi infatti ha impoverito il tessuto sociale degli Usa, e spesso per i messicani non è più sicuro trovare lavoro emigrando, anzi. Spesso e volentieri i messicani finiscono per trovare in Usa salari più bassi e scarsità di lavoro, oltre che controlli più capillari e opprimenti della polizia. Come accade ogni 12 anni, entrambi i paesi eleggono il proprio presidente quasi in simultanea. Enrique Peña Nieto visiterà gli Stati Uniti nelle prossime settimane, quando già si saprà il nome del vincitore nelle elezioni del 6 novembre.

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