Stati uniti. Molestare gli stagisti non è reatoTribuno del Popolo
domenica , 26 marzo 2017
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Stati uniti. Molestare gli stagisti non è reato

Molestare gli stagisti si può fare, non è reato. Siamo negli Stati Uniti dove secondo il Tribunale distrettuale di New York si potrebbe maltrattare e sfruttare liberamente chi non ha lo “status di impiegato a pieno titolo”.

Quanti di voi pensano che sia corretto molestare gli stagisti sul posto di lavoro dovrebbero sicuramente, e senza indugio, recarsi negli Stati Uniti. Per la verità a noi questa notizia non sorprende, la vediamo come una coerente applicazione dei dettami e degli ideali dell’ “American Way” e del capitalismo, ma  merita ugualmente di essere divulgata. Siamo a New York, la terra delle opportunità, e qui il Tribunale distrettuale ha emesso una sentenza del tutto particolare emessa in merito alla denuncia avanzata da Lihuan Wang nei confronti di un manager della Phoenix Satellite Tv. Lihuan Wang è una studentessa della Syracuse University che nel 2009 venne presa come stagista dalla sede di New York della Phoenix Satellite Tv, appartenente al Phoenix Media Group di Hong Kong. Secondo la giovane ragazza il capo della redazione di Washington l’avrebbe molestata attirandola con l’inganno in una camera di Hotel. Ovviamente, manco a dirlo, una volta soli il suo capo le ha parlato dell’ipotesi di un impiego fisso e poi le ha messo le braccia intorno al corpo “stringendole una natica con la mano sinistra”, secondo il testo della denuncia. La stagista rifiutò le sue avances e, guardacaso, il suo capo non le rinnovò lo stage. Il giudice di New York responsabile del caso, Kevin Castel, ha pensato bene di concludere che la giovane non potrebbe avanzare alcuna richiesta di danni dal momento che “non aveva lo status di impiegata a pieno titolo”. Insomma viene confermata l’interpretazione dei diritti umani tutta anglosassone secondo cui solamente se si è dei lavoratori a tutti gli effetti, e quindi dei membri della società produttivi, si può godere di determinati diritti che invece dovrebbero valere per tutti. Non c’è alcun dubbio su fatto che Wang non fosse remunerata per i suoi servizi lavorativi e dunque le leggi sui diritti umani che a New York proteggono i dipendenti non possono essere applicate a sua protezione”, recita la sentenza del giudice che, per confermare la sua decisione ha citato un precedente del 1994, quando una giovane stagista inferimera denunciò uno dei dottori per cui lavorava per averla soprannominata “Miss Molestie Sessuali” appellandosi al capitolo VII del “Civil Right Act”, la legge sui diritti civili, ma il giudice respinse la richiesta con la motivazione che “non è una salariata”.  Insomma, diritti sì, ma solo per le persone di serie A, quelle che hanno un contratto di un certo tipo.

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