Stati Uniti. Morire a 18 anni per un graffito, accade in FloridaTribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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Stati Uniti. Morire a 18 anni per un graffito, accade in Florida

Si può morire a 18 anni per un graffito? La risposta negli Stati Uniti purtroppo è sì. Israel Hernandez-Llach, teenager di origini colombiane che viveva in Florida, è stato ucciso da una pattuglia della polizia con il taser.

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Quando i media occidentali, i nostri media, parlano degli Stati Uniti, ne parliamo come di un riferimento morale e pratico per la difesa dei diritti umani e della libertà. Tutti i Paesi che non riconoscono il ruolo di “faro” degli Stati Uniti da questo punto di vista diventano “rogue State”, paesi che non rispettano gli individui, paesi canaglia nemici dell’Occidente e quindi giocoforza irrispettosi dei diritti umani. Un giochino particolarmente efficace che funziona spesso dal momento che sono pochi coloro a guardare oltre la cortina fumogena della propaganda. Così gli Stati Uniti possono permettersi persino di bacchettare la Russia per il mancato rispetto dei diritti umani, salvo poi dimenticarsi quello che succede negli States, dove si può morire per un semplice graffito su un muro di un Mc Donald’s. E’ successo a  Israel Hernandez-Llach, teenager di origini colombiane di solo diciotto anni, trasferitosi da poco in Florida e diventato noto muralista. Conosciuto come Reefa, martedì all’alba il giovane stava facendo dei graffiti sul muro di un Mc Donald’s abbandonato a Miami Beach. A quel punto, all’alba, è arrivata una pattuglia della polizia, e il ragazzo ha cercato di darsela a gambe non appena ha visto le sirene. A quel punto i poliziotti lo hanno inseguito, nemmeno fosse Bin Laden in persona, e lo hanno colpito al torace con il taser, la pistola elettrica in dotazione alle forze di polizia americane.Reefa é caduto a terra ed é morto poco dopo in ospedale, al Mount Sinai Hospital, forse per un arresto cardiaco dicono i medici. Gli agenti sono stati costretti a usare il taser per evitare uno scontro fisico’‘ si è giustificato il locale capo della polizia Ray Martinez al quotidiano Miami Herald. Un pericolosissimo scontro fisico contro un writer 18enne gracile e impaurito insomma… peccato che secondo gli amici del ragazzo ucciso i poliziotti si siano congratulati l’uno con l’altro dopo averlo colpito con il taser.‘ ‘Era per terra e loro si divertivano” ha affermato uno dei ragazzi, Thiago Souza. L’altro, Felix Hernandez, ha riferito di aver visto cinque poliziottti inseguire Reefa. La sorella del ragazzo, Offir Hernandez, ha spiegato che il fratello ”voleva cambiare il mondo attraverso l’arte”. ‘‘Vogliamo delle risposte, voliamo sapere cosa è successo”, ha attaccato. Reefa non era solo un writer, era anche uno scultore, un pittore, un fotografo, e si era dilettato nell’eseguire graffiti sui muri degli edifici abbandonati, una passione apparentemente innocua che però gli è stata fatale. L’avvocato della famiglia, Todd McPharlin, ha ricordato ai media locali che chiederà l’apertura di un’indagine indipendente sulla vicenda. “La polizia lo aveva già avvertito che se lo avesse trovato ancora una volta lo avrebbe riempito di botte“, ha detto al Miami Herald Tracy West, una parente del ragazzo. Secondo un rapporto di Amnesty International tra il 2008 e il 2011 negli Stati Uniti sono morte 334 persone, dopo essere state colpite dal taser. Le vittime salgono a 500 negli Stati Uniti dal momento della sua introduzione nelle dotazioni delle pattuglie, nel 2001. E nel 90% dei casi letali coloro che sono stati colpiti da un “uso eccessivo della forza” erano disarmati. L’Onu nel 2007 aveva sostenuto che l’uso di queste armi “causa dolori acuti, costituendo una forma di tortura”. Insomma gli Stati Uniti, la patria dei diritti umani..

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