Stati Uniti. Non si ferma la protesta degli afroamericaniTribuno del Popolo
martedì , 25 luglio 2017
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Stati Uniti. Non si ferma la protesta degli afroamericani

Siamo giunti al terzo giorno consecutivo di scontri anche duri negli Stati Uniti tra manifestanti e polizia a seguito dell’ennesimo afroamericano disarmato ucciso dalla polizia. La protesta contro il razzismo e la violenza della polizia sembra tracimare, e l’amministrazione Obama spera di calmare la situazione con una stretta nei confronti della polizia. 

Sono ormai tre sere di fila che a New York si scatenano le proteste contro il razzismo e la violenza della polizia. A partire da agosto, quando l’agente Darren Wilson in quel di Ferguson uccise con un colpo di pistola il giovane  afroamericano Michael Brown, i cittadini di colore americani hanno chiesto giustizia e se la sono vista negare dal Gran Jury che ha negato l’incriminazione all’agente di polizia sostenendo che avrebbe agito per legittima difesa. Proprio mentre fermentava l’indignazione in merito a questa decisione nel resto dell’America si sono verificati altri casi di morti di giovani afroamericani per mano delle forze dell’ordine, con il risultato che le proteste sono cresciute ora dopo ora. A New York migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere giustizia per Eric Garner, l’ultimo afroamericano ucciso da parte della polizia. A Manhattan, il cuore della città, un gruppo di manifestanti è entrato dentro il “cubo” della Apple sulla Fifth Avenue, proprio all’ingresso del Central Park, occupandolo e sorprendendo il personale che ha dovuto cessare le attività. Una volta dentro il centro Apple i manifestanti si sono stesi a terra fingendosi morti, simulando quindi di essere stati uccisi dalla violenza della polizia. Nello stesso momento un altro gruppo di manifestanti scendeva in corteo partendo da  Rockefeller Plaza con l’intento di camminare fino a Brooklyn dove nel frattempo la comunità locale è in fermento per la morte di un altro giovane afroamericano ucciso dalla polizia la settimana scorsa. Il dispiegamento di forze dell’ordine in tutta New York lascia pensare al fatto che si tema il peggio, ancor più che la totale mancanza di giustizia sociale alimenta la rabbia dei settori più poveri ed esclusi della società. Anche perchè i manifestanti hanno realizzato proteste, sit-in e blocchi stradali anche a Boston, Pittsburgh e Miami. Da qui la preoccupazione dell’amministrazione Obama che ha deciso di correre ai ripari e di varare misure nel campo della sicurezza con l’interno di calmare l’opinione pubblica. . Il ministro della Giustizia Eric Holder  infatti starebbe per presentare nei prossimi giorni nuove norme che bandirebbero, finalmente, il cosiddetto “racial profiling”, ovvero una pratica odiosa secondo cui i fattori razziali diventano fondamentali nel determinare l’intervento delle forze dell’ordine. Una pratica considerata illegale da decine e decine di associazioni per i diritti civili e umani, una pratica per certi versi abominevole che rappresenta una macchia indelebile nella coscienza degli Stati Uniti. Ancor più che il racial profiling, come ha rivelato lo stesso Washington Post, verrà esteso per evitare che gli agenti dell’Fbi nell’aprire una indagine tengano conto di fattori come la religione e la nazionalità di origine. Impossibile però pensare che si possa, per decreto, porre fine a pratiche razziste e discriminatorie ormai radicate nel tempo, ancor più che con la scusa della lotta al terrorismo e all’immigrazione clandestina si potranno comunque aggirare le norme di tutela senza difficoltà. Non solo, chiaramente tutti gli agenti dipendenti dal Department of Homeland Security continueranno ad essere al di sopra della legge non dovendo rendere conto a nessuno, così come gli agenti che si occupano dei controlli negli aeroporti o quelli al confine con il Messico.

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