Stati Uniti pronti a intervenire militarmente in Siria. Cronaca di una nuova farsa | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Stati Uniti pronti a intervenire militarmente in Siria. Cronaca di una nuova farsa

Obama ha incontrato il premier turco Erdogan e ha annunciato che gli Stati Uniti saranno pronti a intervenire nel caso dovesse essere provato l’uso di armi chimiche da parte di Damasco, nonostante sia stato provato che i ribelli le abbiano già usate.

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Inizia a chiarirsi in modo sempre più netto lo scenario siriano dopo gli ultimi avvenimenti. Il premier turco Erdogan infatti si è incontrato con Barack Obama e i due hanno parlato proprio della Siria e di una crisi che ormai dura da due anni e mezzo e che non accenna a scemare. Inutile dire che Stati Uniti e Turchia fino a oggi hanno fatto di tutto per destabilizzare il governo di Bashar al-Assad e per finanziare i ribelli armati del Free Syrian Army, lo hanno fatto al punto che persino per i media più schierati è impossibile negarlo. Assad però non cede e quindi bisogna trovare disperatamente il pretesto per permettere alle Nazioni Unite di attaccare la Siria, dal momento che l’esercito siriano è ancora forte e operativo in tutto il territorio nazionale. Secondo gli Stati Uniti l’unico modo per risolvere la crisi sarebbe quello di convincere a cedere il potere a un governo di transizione, ma non una parola è stata detta riguardo alla presenza, nel fronte dell’opposizione, di migliaia di combattenti stranieri e di estremisti islamici che si starebbero macchiando dei crimini più terribili.

Il Mainstream però non lascia scampo e ogni giorno i media bombardano con le violenze vere o presunte dell’esercito regolare siriano, mettendo sempre in secondo piano quelle perpetrate dai ribelli. Autobombe nel centro di Damasco che uccidono decine di innocenti finiscono così sullo sfondo, e anche la notizia, confermata, dell’uso di armi chimiche da parte ribelle sembra quasi essere irrilevante. Gli Stati Uniti infatti hanno già deciso due anni fa chi sono i “buoni” di questa sporca guerra, e Israele e Turchia sembrano pensarla allo stesso modo. Così la Casa Bianca ha rilanciato le accuse a Damasco dell’uso di armi chimiche, e Obama ha fatto chiaramente capire che gli Stati Uniti potrebbero intervenire militarmente in Siria qualora dovessero arrivare prove precise delle responsabilità di Assad. Che i ribelli le abbiano già usate, le armi chimiche, non interessa minimamente a Barack Obama, così come non gli interessa minimamente che gli Stati Uniti abbiano scatenato una guerra globale al terrorismo islamico negli ultimi dieci anni per poi finire a finanziare, guarda un pò, proprio quei gruppi armati islamici sbandierati come nemici della democrazia e della pace.

Quanto fatto in Siria comunque rappresenta una svolta nella “guerra mediatica” mai vista fino a ora. In modo unilaterale, capillare ed efficace tutti i media occidentali hanno lavorato alacremente per mesi a creare un’opinione pubblica critica nei confronti del “regime” siriano, e invece simpatizzante nei confronti dei “ribelli”, presentati come dei partigiani ingenui e giovani che combattono per la libertà. Come mai i media non raccontano all’opinione pubblica che molti dei ribelli provengono da tutto il mondo arabo, e quindi non sono siriani, e combattono spesso e volentieri per fanatismo religioso?

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