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martedì , 12 dicembre 2017
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Stati Uniti sotto attacco.Ecco perchè vi odiano

Attacchi in tutto il mondo arabo e musulmano si sono verificati contro le ambasciate e i consolati a stelle e strisce, ma non solo. Tempo fa il giornalista Paolo Barnard scrisse un libro chiamato “Perchè ci odiano”, una domanda retorica cui qualcuno dovrebbe rispondere per far capire agli americani che forse c’è molto di più dietro il film blasfemo su Maometto.

Difficile spiegare a un americano, nato e cresciuto negli Stati Uniti, come mai mezzo mondo provi una profonda antipatia nei confronti del suo Paese. Ancor più difficile fargli capire che le cose che vengono raccontate nelle tv a stelle e strisce non sono proprio aderenti alla realtà. Ad esempio le missioni americane all’estero vengono dipinte in patria come missioni di pace, un pò come operazioni umanitarie che la Casa Bianca decide per aiutare popoli oppressi  dal dittatore di turno. Una visione romantica degli Stati Uniti come dei liberatori del mondo, legata in qualche modo alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale, quando effettivamente gli americani erano intervenuti a salvare i “poveri ” europei, ma solo quando era inevitabile. Del resto resta aperto il dibattito se gli Stati Uniti avessero attaccato la Germania senza Pearl Harbor. Poi si è passati alla Guerra Fredda, e gli americani davvero hanno fatto ben poco per risultare simpatici mediante la loro politica estera. Hanno invaso mezzo mondo, da Haiti al Cile passando per la Cambogia e il Vietnam. Hanno supportato feroci dittature nell’ottica anticomunista, hanno armato gruppi estremisti islamici che poi si sono rivelati acerrimi nemici, hanno destabilizzato interi continenti solo per scopi strategici e geopolitici. Hanno fatto tutto questo raccontando però in patria e al mondo una storia molto diversa, una storia di solidarietà, di predisposizione americana a combattere ovunque e comunque per la libertà, un insieme di bugie propagandistiche tese a orientare la semplice verità, ovvero che l’imperialismo  americano colpiva ovunque ci fosse possibilità di profitti e guadagni. Fu del resto Kissinger in persona ai tempi del golpe di Pinochet in Cile contro Salvador Allende a spiegare il modus operandi americano: “La questione era troppo importante per essere lasciata al giudizio degli elettori cileni“. Insomma la Casa Bianca è adusa di volta in volta a decidere quando i paesi possono esercitare la propria sovranità nazionale e quando no. Non riescono a rendersi conto gli americani, prigionieri della loro stessa propaganda, che il resto del mondo si sconcerta nel vederli attaccare Saddam Hussein e Gheddafi e nel vederli invece andare a braccetto con i monarchi sauditi. L’atteggiamento arrogante assunto dalle forze armate americane in giro per il mondo, dal Giappone  (vedi scandali della base di Okinawa) fino alla Bosnia Erzegovina, ha fatto sempre più percepire la presenza americana come una vera e propria pulsione imperialista. Chalmers Jhonson autore del libro “Le Lacrime dell’Impero” ha perfettamente fotografato l’imperialismo americano, basato sulla creazione di avamposti militari intorno al quale si sedimenta una presenza americana atta allo sfruttamento di risorse e all’ingerenza negli affari interni di quel Paese. Uno schema che funziona ma che non crea consenso, semmai crea odio nei confronti dei “conquistadores” del XXI secolo.

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