Stati Uniti. Un fiume di bugie su Bin LadenTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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Stati Uniti. Un fiume di bugie su Bin Laden

Ci avete davvero creduto alla storiella dell’assassinio di Bin Laden nel maggio del 2011? Noi no, e oggi i fatti ci danno ragione. Seymour Hersh, premio Pulitzer americano, ha pubblicato un articolo sul London Review of Books nel quale ha raccontato tutte le bugie raccontate dalla Casa Bianca sulla morte di Bin Laden per favorire la rielezione di Obama. 

La storia della Casa Bianca potrebbe essere stata scritta da Lewis Carroll”, sono queste le parole molto pesanti con le quale il premio Pulitzer americano Seymour Hersh ha definito la versione ufficiale raccontata dalla Casa Bianca nel maggio del 2001 sulla morte di Osama bin Laden. Ed in effetti è molto difficile dargli torto dal momento che la versione nel blitz dei Navy Seals nel compound di Abbottabad era effettivamente molto ma molto difficile da prendere per buona dato che prestava il fianco a molti dubbi, a cominciare dal fatto che non è stata diffusa alcuna foto di Osama bin Laden. Ufficialmente la Casa Bianca scelse di non diffonderle per evitare di alzare la tensione, una giustificazione ridicola dato che ci è stato detto che per dieci anni migliaia e migliaia di soldati e 007 lo hanno cercato in lungo e in largo in Afghanistan. Anzi in suo nome sono stati uccisi migliaia di talebani ma anche migliaia di innocenti nella guerra in Afghanistan e in Iraq. Eppure i media del mainstream hanno subito preso per buona la versione della Casa Bianca diffondendo subito le ricostruzioni al computer del presunto blitz. Quando a dirlo era un pugno di cittadini curiosi e preparati l’opinione pubblica mondiale preferiva girarsi dall’altra parte, oggi però che a mettere in dubbio la versione ufficiale è un Pulitzer come Seymour Hersh, ecco che in molti saranno costretti perlomeno a farsi qualche domanda. Hersh ha raccontato questa scomoda verità in un articolo pubblicato sul London Review Of Books, e si tratta di una verità talmente clamorosa che farà tremare la Casa Bianca dato che, tra le altre cose, Hersh ha parlato anche del fatto che il governo americano abbia messo a punto le bugie sulla morte di Bin Laden per favorire la rielezione di Obama.

Una vera e propria bomba che dovrebbe stare nelle prima pagine dei giornali ma che la nostra stampa preferisce ignorare, e visti i chiari di luna ben si comprende il perchè. Secondo le verità di Hersh infatti al momento della morte di Bin Laden nel 2011, il capo dei talebani si sarebbe trovato come prigioniero in Pakistan sin dal 2006. Un uomo dell’intelligence pakistana avrebbe venduto informazioni su Bin Laden per 25 milioni di dollari ai servizi segreti americani, che a quel punto le hanno utilizzate per realizzare la messa in scena del blitz e della morte del fondatore di Al Qaeda. Inoltre Bin Laden al momento della morte sarebbe stato un uomo debole e disarmato ormai ai margini di Al Qaeda, l’esatto contrario di quello che Obama e soci hanno raccontato ai media. Non ci sarebbe stato nessun blitz, nessuno scontro a fuoco nel compound, e soprattutto il suo cadavero non sarebbe stato gettato in mare come recita la versione ufficiale ma più probabilmente bruciato in Afghanistan. E dire che all’opinione pubblica americana è stato raccontato che gli Usa avrebbero rintracciato Bin Laden seguendo i suoi corrieri, mentre invece sembra che le autorità di Islamabad fossero state avvisate anticipatamente circa il raid imminente. “In realtà gli Stati Uniti sono stati informati di dove si trovasse bin Laden da un altro ex agente dell’intelligence pakistana, che si era presentato all’ambasciata americana e aveva venduto le informazioni per 25milioni di dollari (circa 22 milioni di euro), chiedendo di poter andare a vivere a Washington“, ha spiegato Hersh. Non solo, inizialmente gli americani avrebbero accettato di tenere segreta la loro azione per una settimana per poi ammettere che Bin Laden fosse stato ucciso da un drone, ma Obama evidentemente aveva fretta di capitalizzare e quindi attribuì subito il successo alle sole forze americane.

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