Stiglitz e la "trappola" del TTIPTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:
Stiglitz e la “trappola” del TTIP

Stiglitz e la “trappola” del TTIP

Il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz si è scagliato contro il TTIP  con un articolo su “The Project Syndicate” sostenendo che la sua approvazione da parte dei paesi europei significherebbe la fine della democrazia ma anche l’ennesimo regalo alle multinazionali. Quasi certamente però il suo appello rimarrà inascoltato.

Avete presente il TTIP? Se ne parla da tanto e si tratta dell’accordo di libero scambio che sarebbe da tempo oggetto di discussione e confronto tra Unione Europea e Stati Uniti. Manco a dirlo a spingere per la ratifica del TTIP sono proprio le multinazionali americane che trainano di conseguenza il governo di Washington a fare pressioni sull’Ue. Un accordo di libero scambio che favorirebbe senza dubbio gli americani, molto meno gli europei che anzi cominciano a diventare molto scettici a riguardo per quanto i media abbiano innalzato una cortina fumogena sull’argomento, forse per evitare la nascita di un movimento di protesta organizzato e di massa. Ma se a criticare il TTIP arriva un personaggio come il premio Nobel per l’Economia, Joseph Stiglitz, ecco che allora qualche domanda bisognerebbe porsela per davvero. Stiglitz ha scritto sull’argomento un articolo su “the Project Syndicate” nel quale ha voluto dire la sua circa il TTIP, che a suo dire sarebbe la fine ultima della democrazia, dei diritti sociali e anche del benessere europeo. Stiglitz ha voluto sottolineare come quelli che un tempo venivano chiamati “accordi di libero scambio” oggi siano sempre più dei veri e propri accordi di partnership ma che non vedono le due parti contraenti su un piano di parità dato che gli Usa dettano letteralmente tutti i termini della collaborazione. Insomma si tratterebbe di accordi che non si limitano solo a dettare le regole del commercio, ma a regolare gli investimenti arrivando anche a imporre cambiamenti violenti nel quadro normativo, giudiziario e legale dei singoli Paesi. La democrazia, detto in soldoni, viene ammainata in nome degli accordi e della “protezione degli investitori”. A detta di Stiglitz dunque, “gli investitori che vogliono proteggersi possono acquistare un’assicurazione dalla Multilateral Investment Guarantee Agency, una società affiliata della Banca Mondiale, mentre gli Stati Uniti e gli altri governi forniscono una simile assicurazione. Tuttavia, gli Usa richiedono misure simili nel TPP, anche se molti dei loro “partner” hanno protezioni sulla proprietà e sistemi giudiziari che sono buoni quanto i loro“. Ma il Nobel è persino più chiaro: Lo scopo reale di tali misure è di ostacolare la salute, l’ambiente, la sicurezza, e, sì, anche le norme finanziarie intendono proteggere l’economia e i cittadini americani. Le società possono citare in giudizio i governi al fine di ottenere un risarcimento per un qualunque calo dei profitti stimati in futuro, derivante da cambiamenti normativi”. Del resto Stiglitz a questo riguardo ha ricordato come la Philip Morris non abbia esitato a intentare causa a Uruguay e Australia a causa delle politiche di sensibilizzazione antifumo. Ma il futuro che ipotizza il premio Nobel è persino più inquietante ancora: “In futuro, prosegue il premio Nobel, se scopriamo che qualche altro prodotto causa problemi di salute (pensiamo all’amianto), piuttosto che far fronte a denunce per i costi imposti a noi, il produttore potrebbe citare in giudizio i governi per averlo trattenuto dall’uccidere più persone. La stessa cosa può accadere se i nostri governi impongono norme più ferree per proteggerci dall’impatto delle emissioni di gas serra”. Ma vi è poi un altro problema, quello del cambiamento delle norme giuridiche. La magistratura pubblica infatti viene estromessa sempre di più e con il TTIP la Casa Bianca vorrebbe che i nuovi accordi richiedessero arbitrati privati, ovviamente molto meno trasparenti e molto più costosi. “Se mai ci fosse un meccanismo di risoluzione delle controversie unilaterale che viola i principi base, è proprio questo. Ecco perché mi sono unito anch’io ai più importanti esperti legali statunitensi, provenienti da Harvard, Yale e Berkeley, nello scrivere una lettera al Presidente Barack Obama che spiega quanto sono dannosi questi accordi per il sistema giudiziario. Se ci fosse bisogno di una migliore protezione della proprietà, e se tale meccanismo di risoluzione delle controversie, costoso e privato, fosse superiore alla magistratura pubblica, dovremmo cambiare la legge non solo per le società estere benestanti, ma anche per i nostri stessi cittadini e per le piccole imprese. Ma non c’è stata alcuna proposta a riguardo. La domanda è se dobbiamo consentire alle ricche aziende di utilizzare misure nascoste nei cosiddetti accordi commerciali per prescrivere come vivremo nel ventunesimo secolo. Io spero che i cittadini degli Stati Uniti, dell’Europa e dell’Asia Pacifico rispondano con un sonoro no”, ha scritto in conclusione Stiglitz.

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top