Storie di pornocapitalismoTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Storie di pornocapitalismo

Sta facendo scalpore sui giornali la storia di Brunette Knox, pornoattrice che sostiene di essersi avvicinata al mondo dell’Hard per pagarsi la retta annuale di 60.000 dollari . Una storia che meglio di altre ci spiega le contraddizioni del sistema in cui viviamo.

Secondo molti viviamo nell’era della libertà, l’era dove chiunque osando e rischiando può almeno dal punto di vista teorico conseguire quelli che sono i suoi sogni. La realtà però è leggermente differente, per molti ragazzi semplicemente non è possibile realizzare i propri sogni, vuoi perchè costano troppo, vuoi perchè semplicemente non ci riescono per mille motivi. Anche studiare dovrebbe essere ormai un diritto acquisito, ma non è così, anche negli Stati Uniti,  secondo molti la culla dell’Occidente e il paese modello, non tutti possono studiare. In alcune università possono studiare solamente i più ricchi, quelli cioè in grado di pagare una retta che, nel caso dell’università di Duke costa 60.000 dollari all’anno, ovvero quattro volte la già alta retta che pagano gli studenti per frequentare la Bocconi di Milano. Tutto per introdurre al caso di Belle Knox, giovane ragazza che sta sfondando nel mondo del porno, a suo dire per riuscire a pagarsi la retta all’università. Insomma Belle Knox è una studentessa che sta sfondando nell’industria del porno, e lo fa per pagarsi gli studi in “sociologia e women’s studies” in una università d’elite, una di quelle considerate della “Top Ten”, stiamo palrando della Duke University di Durham, in North Carolina, la stessa università dove hanno studiato Richard Nixon, ma anche Joseph Stiglitz e J. Mack. Insomma una top university aperta solo a quelli abbastanza ricchi da pagare la retta, e a nessun altro. Belle ha deciso di essere tra i fortunati visitatori dell’università e per farlo ha deciso di far parte dell’industria del porno. Chiaramente la sua storia ha scatenato un vespaio di polemiche sul web, ma intanto la sua celebrità è continuata ad aumentare e la sua carriera ha fatto un ulteriore passo in avanti fino a portarla a partecipare a “The Sex Factor” e a collaborare come blogger con Huffington Post dover è definita “sex-positive feminist”. La sua vicenda comunque ha alzato un polverone nella società americana, con il Los Angeles Times che l’ha attaccata lancia in resta definendola una “astuta manipolatrice”, e il Washington Post sulla stessa linea che l’ha definita una “giovane donna disturbata”. Ovviamente poi ci sono anche gli estremisti dall’altra parte, le femministe libertarie che la difendono a spada tratta difendendo la scelta della ragazza di scegliere liberamente di fare carriera nella pornografia. Insomma gli Stati Uniti si stupiscono di fronte all’ennesimo caso che ingigantisce le contraddizioni causate da un sistema il cui unico parametro universale è quello della potenza del denaro. Chi ha denaro può scalare la scala sociale, chi non lo ha deve essere disposto a fare letteralmente qualsiasi cosa per procurarselo. Si potrebbe inoltre opinare a parziale scusante di Belle Knox che per pagare 60.000 dollari all’anno a molti ragazzi che non dispongono quella somma ma vorrebbero studiare in quell’università sono costretti a rinunciare oppure a procurarseli a qualsiasi prezzo, che poi è esattamente quello che sta facendo lei. Certo magari la sua è una semplice trovata pubblicitaria per parlare di sè, e a giudicare da quanto sta funzionando, ha avuto comunque ragione. 

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