Studenti e prostituzione, ecco il "modello anglosassone" dell'educazioneTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Studenti e prostituzione, ecco il “modello anglosassone” dell’educazione

Lo sostiene la BBC: sempre più studenti in Gran Bretagna stanno esercitando la prostituzione per finanziare la propria educazione. Il monito è stato lanciato dalla National Union of Students (NUS) e mette in crisi il mito del “modello anglosassone”.

A furia di privatizzare si sa dove si comincia e non si sa dove si finisce. In molti ora continuano a sostenere che, per uscire dalla crisi, bisogna tagliare tutto il superfluo, e ovviamente l’Educazione per costoro è il superfluo per eccellenza. Ormai in molti hanno introiettato questo mito del “modello anglosassone” che viene quasi evocato come un mito lontano, come un totem inattaccabile di efficienza mistica rispetto al nostro sistema confusionario, abborracciato e vilipeso. Peccato che dietro la patina di mito ed efficienza il “modello anglosassone” nasconda un altro volto leggermente diverso che è stato peraltro lumeggiato dalla Bbc. Secondo la tv britannica sarebbero sempre di più infatti gli studenti inglesi che starebbero vendendo se stessi per finanziare la propria educazione. Lo sostiene tra gli altri il NUS, National Union of Students, che ha lanciato un appello e un monito sulla questione. Non solo, molti altri studenti starebbero persino offrendo se stessi come cavie in esperimenti medici per finanziarsi gli studi. Il costo della vita infatti aumenta sempre di più e i tagli pubblici sono continui e anche voluti dalla popolazione dal momento che l’ideologia dominante è quella del neoliberismo. Estelle Hart, una dei vertici del NUS, intervistata da BBC Radio 5 ha rivelato che i tagli del governo hanno messo maggiore pressione sugli studenti. Lavoro ce n’è sempre di meno  e quindi molti studenti hanno provato a gettarsi nel mercato del sesso. L’ English Collective of Prostitutes ha segnalato come i contatti degli studenti siano aumentati notevolmente negli ultimi tempi, soprattutto a partire dal 2013. E non sarebbero solo studentesse universitarie quelle che decidono di approdare all’industria per adulti pur di pagarsi l’educazione, ci sono anche ragazze appena 18enni che sono attratte dai facili guadagni. Un portavoce del Dipartimento dell’Educazione britannico ha annunciato aiuti finanziari per i ragazzi più vulnerabili nella fascia d’età tra 16 e 19 anni per permettere loro di continuare gli studi ma intanto i dati resi pubblici dal NUS fanno accapponare la pelle: circa il 20% delle donne che lavorano nei club di lap dance sarebbero studentesse.  Non solo, una ricerca pubblicata dall’Università di Kingston ha rivelato che nell’ultimo anno il numero di studenti che ha dichiarato di conoscere qualcuno che lavora nell’industria del sesso per finanziarsi gli studi è aumentato dal 3% al 25% in soli dieci anni. Insomma il “modello anglosassone” non sembra molto attrattivo anche se qualcuno vorrebbe farci credere il contrario…

Dc

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