Studenti in piazza contro #LaBuonaScuola di RenziTribuno del Popolo
giovedì , 14 dicembre 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Studenti in piazza contro #LaBuonaScuola di Renzi

 La scuola non ci sta e ha deciso di scendere in piazza contro l’ingiustizia della Riforma Renzi, chiamata in modo autoreferente dal governo: #LaBuonaScuola. Ma a parte la propaganda, studenti e insegnanti insieme contestano la riforma e soprattutto rivendicano un ruolo preminente per la scuola pubblica, ormai in pezzi. Da Roma e Aosta fino a Bari decine di migliaia di ragazzi, ma anche cittadini e sindacati, sono scesi in piazza per gridare: “#Renzistaisereno”.

Un uomo solo al comando Renzi, che incassa la fiducia sull’Italicum ma deve anche incassare le proteste di piazza della scuola della giornata odierna, una giornata bellissima nella quale la scuola ha deciso di incrociare le braccia per protestare contro una Riforma che viene imposta dall’alto e viene autodefinita “Buona Scuola”. Di buono però non ci si vede proprio nulla, il personale scolastico è esacerbato e gli insegnanti sono scesi in piazza da Aosta a Palermo assieme ai sindacati, agli studenti, ai cittadini. In piazza sono scesi anche i sindacati, da Cgil, Cisl e Uil fino al Cobas, cosa che non accadeva dal 2007, e gli studenti si sono schierati assieme a loro a difesa della scuola pubblica, un’alleanza che spaventa il governo che tende a considerare come “nemici” tutti quelli che non accettano la visione dell’uomo solo al comando: Matteo Renzi. Da Nord a Sud l’Italia si è fermata, animata da cortei colorati, partecipati e che hanno visto la partecipazione di migliaia di giovani. Bellissimo il corteo di Bari, dove sono confluiti studenti provenienti da tutto il Sud e in particolare da Puglia, Calabria e Basilicata. Il 90% delle scuole pugliesi avrebbe aderito allo sciopero, ma le adesioni sarebbero importanti in tutta Italia, a segnalare come il mondo della Scuola abbia reagito compatto di fronte all’arroganza del manovratore. Del resto il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini nei giorni scorsi aveva in modo sprezzante liquidato le critiche ricevute sulla riforma, a segnalare l’abisso che si è creato tra un pugno di ministri e la stragrande maggioranza del Paese reale. “Credo esista la volontà di fare della ‘Buona Scuola’ una battaglia politica, al di là dei contenuti“, ha detto la Giannini, cercando in questo modo di sminuire delle proteste che invece stanno fermentando da Nord a Sud e aumentano anche e soprattutto a causa dell’arroganza di coloro i quali portano avanti tali opinabili riforme. Si tratta di riforme “politiche”, volte a distruggere e destrutturare la scuola pubblica, e soprattutto a favorire i più ricchi, come sottolineato dalla Camusso che ha anche ricordato come le tanto conclamate assunzioni del governo, in realtà, altro non sono che un atto dovuto alla sentenza della Corte: “Le assunzioni sono necessarie e non possono essere utilizzate come uno strumento di divisione e contrapposizione tra gli insegnati e i precari. C’è bisogno di avere poi  un scuola pubblica che permetta davvero ai ragazzi e alle ragazze di partecipare. C’è il tema dell’effettivo diritto allo studio. C’è bisogno di libertà di insegnamento e di un funzionamento della scuola come una comunità  perché la scuola è una comunità ed è necessario cambiarne la filosofia“. Non piace nemmeno il ruolo del preside-sindaco fortemente voluto da Renzi, considerato l’ennesimo regalo all’autoritarismo e l’ennesimo tentativo di impedire una riforma della scuola pubblica dal basso. E oltre ai vari partiti di sinistra, da Sel al Pcdi, sono scesi in piazza anche i membri della minoranza del Pd, stiamo parlando della banda dei vari Gotor, D’Attorre, Civati e Fassina, che hanno deciso di sposare la lotta della scuola così come i parlamentari del Movimento Cinque Stelle. Non si è vista invece Agnese Renzi, moglie di Matteo, che come da copione si è presentata in aula per difendere l’arroganza della riforma imposta dal marito. Insomma gli studenti, i ragazzi, i professori e molti semplici cittadini iniziano a essere stanchi, stanchissimi dell’arroganza del governo Renzi, arrivata peraltro dopo vent’anni di scempio della scuola pubblica, vedi la riforma Gelmini. Insomma, monta il malcontento sociale, ma Renzi e soci sembrano vivere in una stanza di cristallo, pensando di poter traghettare l’Italia ignorando l’urlo delle proteste. Una mossa che prima o dopo l’ex sindaco di Firenze potrebbe pagare carissimo.

Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere.”  Italo Calvino

Photo Credit https://www.facebook.com/pages/PCdI-Pagina-Nazionale/215776695175614?fref=ts

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

 

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top