Su Fassina, il "Che Guevara" del PDTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Su Fassina, il “Che Guevara” del PD

Ma Stefano Fassina, ora vice ministro del governo Letta-Alfano, non era l’Ernesto “Che” Guevara del Partito Democratico, uno dei capi della sua ala di sinistra ? Il dubbio su Fassina ci assale – sempre più ci assale – leggendo un’istruttiva intervista che Roberto Mania ha fatto al “Che” del PD su “la Repubblica” dello scorso mercoledì 9 ottobre.

Fonte: Marx21.it

L’intervista è sull’IMU, sulle tasse, sul governo Letta-Alfano. Si ricorderà che il PD, giorni fa, aveva presentato un emendamento, in sede di Commissione parlamentare, volto a reintrodurre una tassa sulle abitazioni di maggior valore. Un emendamento ( peraltro, non certo leninista: proponeva di reintrodurre l’IMU sul 10% – solo sul 10% – delle abitazioni di maggiore rendita catastale) che, appena presentato, aveva scatenato le ire funeste del PDL ( partito dei ricchi, della borghesia più corrotta, degli evasori, della speculazione finanziaria, anche se votato dal popolo berlusconizzato) e, dunque, immediatamente ritirato dal PD, tremebondo nel solo pensare che il governo delle larghe e antipopolari intese potesse e possa cadere.

La prima domanda che Mania pone a Fassina è relativa proprio al ritiro dell’emendamento sulla reintroduzione dell’IMU sul 10% delle abitazioni di lusso. “ Ritornerete all’attacco ? ”, chiede Mania, e la risposta è rivoluzionaria come una delle Tesi di Aprile: “ Vorrei precisare – dice il vice ministro – che il senso dell’operazione non era certo quello di colpire i ricchi o il ceto medio, come qualche “pierino” ha scritto sui giornali. O quello di ritornare alla lotta di classe che è stata evocata da qualcuno del PDL. L’obiettivo, piuttosto, era di ridurre l’aumento dell’IVA scattato il primo d’ottobre”.

A parte che la riduzione dell’aumento dell’IVA non vi è stato, ma pensiamo un attimo alle parole di Fassina, poiché ci sono più cose in questa sua breve risposta che in un intero documento politico della sinistra del PD. Dice il “Che” “bersaniano” che l’intenzione non era affatto quella di colpire i ricchi o il ceto medio. E allora, chi vogliamo colpire, sempre gli operai, i postini, le maestre, i muratori, gli infermieri, i pensionati, i disoccupati? Fassina, tempo fa, si ergeva (si erge ancora?) a rappresentante dell’ala socialdemocratica del PD: ebbene, che socialdemocratico si sente, il vice ministro, alla Tony Blair o alla Olof Palme, che tassava il capitale sino al 60% del profitto? Perché se si sente un “ blairiano” è allora inutile che cerchi una presa di distanza da Matteo Renzi e dall’ala liberista del PD: sarebbe parte integrante di quell’ala, senza bisogno di astruse distinzioni. Fassina dice ancora che non ci pensa nemmeno alla lotta di classe (ci par di capire, dal suo tono, che pensa ad essa come si pensa ad un vecchio mobile pieno di tarme, da buttare; nemmeno roba d’antiquariato, ma uno di quei comò che giace in soffitta, vecchio, e ammuffito) e che sono i berlusconiani – inopinatamente, per carità!- ad imputarlo di tanta colpa. Fassina deve ridere della lotta di classe perché deve tranquillizzare la borghesia italiana, gli USA, l’Unione europea, la Banca centrale europea? Si, lo fa per questo e per dare densità alla propria involuzione moderata. Ma deve sapere, qualora sbagliasse solo per ingenuità e non per tradimento della stessa idea politica di sinistra che dice di voler rappresentare, che il PDL, invece, alla lotta di classe ci crede profondamente e la pratica, certo mettendosi alla testa dei padroni, ma la pratica e la conduce, sul piano sociale e politico, proprio mentre accusa Fassina di pensarci ancora, come un vetusto “guevariano”.

Mania, il giornalista de “la Repubblica”, va avanti con le domande e chiede a Fassina se il PD ripresenterà, più avanti, l’emendamento sull’IMU poi ritirato. Fassina, nella risposta, è un vero maestro doroteo e afferma: “Il PD ha posto un problema di equità… Purtroppo questo è un governo di coalizione e il PD è alleato con un partito, il PDL, che non ha nessuna attenzione all’equità”. Quante, dense, cose anche qui, in poche parole. Il PD ha posto un problema di equità, dice Fassina, riferendosi all’emendamento sull’IMU. Si, possiamo rispondere, l’ha posto, ma lo ha subito ritirato, a dimostrazione che, invece, concretamente, non l’ha posto affatto, che non può porre nessuna questione di equità, sotto la spada di Damocle dell’unità con Berlusconi. Ma aggiunge Fassina che “ purtroppo questo è un governo di coalizione”. Si, ma per il PD è una legge divina, un destino, governare assieme al PDL, dopo aver sorretto il governo Monti, il più pericoloso e liberista della storia della Repubblica e per questo aver pagato un prezzo elettorale enorme? Perché il PD non rompe questa insana unione con la più volgare, antidemocratica e antipopolare forza italiana di massa, il PDL? Tanto più che è lo stesso Fassina ad affermare, nella sua risposta a Mania, che “ il PDL non ha nessuna attenzione all’equità” ? Se questo è quanto, se questa è la verità rivelata anche dal falco dei “giovani turchi”, allora che cosa si vuol fare? Lo si dica chiaramente : si vuol fare pagare tutta la crisi, tutta, ai soli lavoratori, salvando tutte le penne, tutte, ai ricchi, ai padroni, alla casta borghese? Se è così, e tutto ci fa pensare che sia proprio così, altro che sinistra del PD: siamo in pieno “tatcherismo”! Letta insiste nel difendere il governo delle larghe intese poiché afferma che questa unità politica crea quella stabilità di cui ha bisogno l’Italia. Ma se si è uniti con un partito, come il PDL, “ che non ha nessuna attenzione all’equità”, se ne deduce chiaramente, facilmente, che di questo governo non ne ha bisogno “l’Italia”, ne ha bisogno solo l’Italia ricca e benestante, l’Italia del profitto che cerca il mantenimento del proprio profitto. Non certo l’Italia dei lavoratori, dei milioni di salarizzati che non campano più, dei milioni di persone che vanno aggiungendosi alla già vastissima area sociale della miseria.

L’intervista a Fassina, dicevamo, è – seppur breve – un’enciclopedia politica, una finestra aperta sulla sinistra del PD, sul mondo del PD.

Mania chiede al vice ministro: “ Lei tornerebbe indietro anche sull’IVA, per riportare l’aliquota al 21% ?”. Risposta: “Io dico che la riduzione dell’aliquota IVA è alternativa al taglio del cuneo fiscale”. Avevamo detto doroteo, ma ci ripensiamo: i dorotei gli fanno un baffo, a Fassina. Per il sodale di Fidel, dunque, o si riporta l’IVA – col quale, recente, rialzo, tutti i prezzi al consumo aumentano, e la sofferenza è per la povera gente, per i lavoratori – o si taglia il cuneo fiscale. Altro che New Deal, altro che Roosevelt, altro che Keynes ( politiche e personaggi dei quali, tuttavia, alcune volte Fassina parla), altro che Partito Democratico : le due cose insieme – riduzione dell’IVA e taglio al cuneo fiscale – non si possono fare, troppa spinta bolscevica!

E sullo stesso cuneo fiscale vi è un’altra domanda di Mania, che chiede: “ La riduzione delle tasse (del cuneo fiscale, n.d.r.) deve privilegiare i lavoratori a più basso reddito?”. E Fassina risponde che, si “ Il taglio va destinato prevalentemente all’Irpef dei lavoratori”. Sembra un sussulto proveniente dalla Sierra Maestra. Ma non è così, poiché proprio mentre Fassina risponde al giornalista de “la Repubblica” il duo Letta-Alfano fa sapere che, per ciò che riguarda il cuneo fiscale, il governo mette a disposizione 4 miliardi, metà per le imprese e metà per i lavoratori dipendenti. Non è premiato il lavoro, dunque, né è perseguito l’obiettivo di riapertura dei mercati interni attraverso una riduzione della tassazione sui lavoratori ( del rialzo degli stipendi e dei salari italiani, ormai tra i più bassi d’Europa, non se ne parla nemmeno più, nessun sospiro nemmeno dall’area “castrista” del PD).

Il punto forse più denso e significativo dell’intervista a Fassina è, tuttavia, il seguente. Mania gli rivolge una domanda sulla prossima Legge di Stabilità e la risposta è in equivoca : “ Deve essere chiaro a tutti che in ogni caso dobbiamo rispettare i vincoli europei. Non dimentichiamoci che per il prossimo anno ci siamo dati il target del 2,5% di deficit / pil. E’ all’interno di questo ambito che possiamo muoverci. E per questo bisognerà fare delle scelte”.

Bisognerà fare delle scelte, dice il “Che”, e c’è già aria di minaccia, di nuovo attacco sociale. Ed è su questo piano, peraltro – il piano dell’attacco sociale per mano dell’Ue – che si stabilisce il vero asse tra questo PD e il PDL.

Rispettare i vincoli europei, si genuflette Fassina. Ed è curioso che sia proprio lui, anticipando persino l’ala liberista del PD, ad interiorizzare sino in fondo, senza dubbio alcuno e senza un minimo sussulto d’autonomia politica e culturale – gli ordini dell’alla dura dell’Ue e della Bce. Questa osservanza cieca di Fassina ai vincoli europei è ancor più sorprendente, tra l’altro, poiché è dichiarata in una fase che persino dal FMI, persino dalla Commissione europea, persino dalla Merkel, provengono segnali di ripensamento sui vincoli, provengono riflessioni secondo le quali la ripresa, in tutta l’area dell’Ue, potrà avvenire solo se si abbandonano le politiche restrittive sin qui ampiamente, totalmente, praticate ai danni del rilancio economico, degli investimenti, dell’adeguamento dei salari rispetto al costo della vita.

Fassina più a destra della Merkel ? Più genuflesso ai vincoli dello stesso FMI? Speriamo di no, ma ciò che vediamo nella realtà delle cose ci fa pensare, oggettivamene, che il PD senta ancor più in questa fase ( che percepisce come quella del post-berlusconismo e dunque della possibile alternanza) il bisogno di accreditarsi verso la borghesia italiana. Obiettivo che magari coglierà pienamente, a prezzo – tuttavia – della perdita del proprio elettorato, del proprio legame residuo col popolo di sinistra. Cosa che comporterebbe un danno enorme per l’intera democrazia italiana; un colpo mortale ad ogni ipotesi di alternativa democratica e di sinistra.

In tutta l’intervista che Fassina concede a Mania mai una volta è citato il volume di evasione ed elusione fiscale che segna in modo nefasto il nostro Paese. Per ricordarci, tutti: si tratta di 1.000 miliardi l’anno, la più grande di tutta Europa, un’evasione che certo non proviene dalle buste paga dei lavoratori. Col recupero della metà dell’evasione capitalista quasi ogni problema sarebbe risolto, persino quello dei vincoli dell’Ue. Per non parlare delle spese militari. Ma in relazione ai vizi e alle inclinazioni dei padroni e dei guerrafondai italiani subordinati alla NATO il “Che” del PD non riesce a dire nulla. D’altra parte non sarà un caso, alle fine della fiera, che si scelga di governare con il Grande Evasore per eccellenza, Silvio Berlusconi, la cui contabilità gonfiata sulla compra-vendita dei diritti tv ha permesso la creazione almeno di 360 milioni di dollari di fondi neri, anche se si è potuto procedere giuridicamente contro l’attuale alleato del PD solo per i circa 7 milioni di euro sottratti al fisco nel 2002 e 2003.

Pochi giorni fa Letta ha dichiarato che la sconfitta politica di Berlusconi chiude un ventennio. Rilasciata nello stesso momento in cui il capo PD del governo ribadisce il patto governativo con Alfano e nel momento in cui Fassina deve subordinarsi alle ire dei berlusconiani e ritirare l’emendamento che avrebbe fatto pagare l’IMU ai ricchi, tale dichiarazione appare davvero stralunata e surreale. Come quasi tutta la linea politica attuale del Partito Democratico.

Fosco Giannini, segretario regionale PdCI Marche

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