Sud Sudan. Armi cinesi e ucraine insanguinano il conflitto | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Sud Sudan. Armi cinesi e ucraine insanguinano il conflitto

Siamo arrivati quasi al primo anniversario dell’indipendenza del Sud Sudan, dichiarata il 9 luglio 2011. Amnesty International però a un anno dalla nascita del nuovo Stato ha diffuso un rapporto sui crimini commessi dall’esercito nazionale e dai gruppi armati dell’opposizione; sul tavolo un flusso di armi proveniente da Kiev, Pechino e Khartoum.

Il 9 luglio 2011 nasceva un nuovo Stato, il Sud Sudan, che realizzava quindi la sua indipendenza separandosi dal Sudan. Khartoum come era prevedibile non ha preso bene la secessione di Juba, ancor più che il Sud Sudan ha portato via al Sudan gran parte dei suoi giacimenti petroliferi. Come prevedibile dopo pochi mesi i due paesi sono arrivati persino a combattersi in una guerra sotterranea e di frontiera che però ha causato centinaia di morti nel silenzio totale del mainstream, che come si sa, in Africa tende a non vedere cosa accade intorno all’oro nero. Siamo arrivati un anno dopo al primo anniversario dell’indipendenza del Sud Sudan, e  Amnesty International ha diffuso un rapporto sui crimini commessi dall’esercito nazionale e dai gruppi armati d’opposizione e su un flusso di armi proveniente da Cina, Sudan e Ucraina. Intanto però nessuno sa più nulla degli scontri di frontiera avvenuti intorno alla zona contesa di Abyei, contesa proprio perchè ricca di giacimenti petroliferi. Formalmente tali scontri dovrebbero essere finiti, ma le armi continuerebbero ad arrivare a getto continuo, e milizie paramilitari potrebbero portare avanti sottotraccia il lavoro cominciato dagli eserciti. Il rapporto di Amnesty ha parlato anche del conflitto interno tra le Forze armate sud sudanesi (Spla) e l’Esercito di liberazione del Sud Sudan (Ssla). Gli attacchi “indiscriminati contro militari e civili” negli stati di Alto Nilo, Jonglei e Unità hanno provocato pesanti perdite tra la popolazione civile. In migliaia costretti alla fuga. In questo contesto delicato le autorità del Sud Sudan hanno dovuto gestire  il ritorno dal Sudan delle persone che avevano perso la nazionalità e i profughi interni frutto della guerra con il Sudan e quelli, soprattutto nella regione di Mayom, causati dal conflitto interno. Il documento diffuso da Amnesy comunque ha fornito prove inconfutabili dell’uso di carri armati T-72M1 di fabbricazione ucraina, impiegati dalle forze armate del Sud Sudan per attaccare le zone urbane di Mayom. Questi tank sarebbero stati spediti clandestinamente, in contrasto con gli accordi di pace siglati nel 2005 con Khartoum, tra il 2007 e il 2009 attraverso il Kenya, come parte di un trasferimento che avrebbe coinvolto società ucraine, tedesche e britanniche. L’opposizione armata dell’Ssla avrebbe usato invece fucili cinesi modello 56-1 negli scontri a Mayom, Mankiem e Riak.; mentre mine anticarro modello 72, ancora cinesi, sono state disseminate lungo le strade della regione di Mayom. Lunedì, a New York, in sede ONU, in teoria dovrebbero cominciare i negoziati conclusivi per l’adozione di un Trattato sul commercio di armi, che mirerebbe a pretendere da tutti i governi di porre fine ai trasferimenti di armi di fronte al rischio che queste potrebbero essere usate per compiere gravi violazioni dei diritti umani.

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