Sud Sudan. La strage di Natale ignorataTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Sud Sudan. La strage di Natale ignorata

Mentre si festeggia il Natale sono migliaia i sud sudanesi rimasti uccisi dopo oltre sette giorni combattimenti tra l’esercito del presidente Salva Kiir e il suo rivale Riek Machar in Sud Sudan.

Un bilancio, del tutto provvisorio, di migliaia di morti. Questo è l’orrore che sta succedendo in Sud Sudan mentre l’Occidnte è distratto dalle festività natalizie. A rendere note le cifre della tragedia ci ha pensato Toby Lanzer, capo della missione umanitaria delle Nazioni Unite nel Paese africano. La situazione è degenerata a seguito degli scontri che hanno diviso il governo di Juba, con le forze fedeli al presidente Salva Kiir che si oppongono a quelle del rivale Machar. Sarebbero state ritrovate fosse comuni con 75 cadaveri di cui ben 34 appartenenti a persone del gruppo etnico Dinka, segno che le eliminazioni avvengono anche su base tribale. Una fossa comune è stata scoperta a Bentiu, mentre altre due sono state rinvenute nello Stato di Juba, a Jebel-Kujur e Newsite. Non è chiaro di chi sia la responsabilità degli omicidi, personale Onu sta indagando sul posto. Il tutto avviene mentre le Nazioni Unite si limitano a monitorare la situazione e il segretario di Stato americano John Kerry chiede al ribelle Machar di cessare le ostilità e trattare. Tutte parole vuote però dal momento che in Sud Sudan bande armate continuano a combattersi e a massacrare centinaia di persone. Al momento i combattimenti coinvolgono circa metà del Paese e avrebbero prodotto già oltre 20.000 rifugiati solo a Juba mentre altri 17.000 a Bor. Il Paese sarebbe sostanzialmente sull’orlo della catastrofe, e anche questo mostra il cinismo dell’Occidente che appoggiò la secessione del Sud Sudan dal Sudan solo per indebolire il governo di Khartoum. Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP)  intanto sta distribuendo viveri ai sud sudanesi fuggiti dalle violenze in corso nel Paese. Le distribuzioni di cibo sono iniziate domenica per 30.000 civili rifugiatisi nelle basi di peacekeeping di Unmiss a Giuba e a Bentiu, e il WFP prevede nei prossimi giorni di aumentare il numero di sfollati che assiste in altre parti del Paese.

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